Splash Latino - Cicerone - Rhetorica - De Oratore - Liber I - 58

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Cicerone - Rhetorica - De Oratore - Liber I - 58

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[LVIII] [246] Nam quod inertiam accusas adulescentium, qui istam artem primum facillimam non ediscant, [quae] quam sit facilis, illi viderint, qui eius artis adrogantia, quasi difficillima sit, ita subnixi ambulant, deinde etiam tu ipse videris, qui eam artem facilem esse dicis, quam concedis adhuc artem omnino non esse, sed aliquando, si quis aliam artem didicerit, ut hanc artem efficere possit, tum esse illam artem futuram; deinde, quod sit plena delectationis; in quo tibi remittunt omnes istam voluptatem et ea se carere patiuntur; nec quisquam est eorum, qui, si iam sit ediscendum sibi aliquid, non Teucrum Pacuvi malit quam Manilianas Venalium vendendorum leges ediscere; [247] tum autem quod amore patriae censes nos nostrorum maiorum inventa nosse debere, non vides veteres leges aut ipsas sua vetustate consenuisse aut novis legibus esse sublatas? Quod vero viros bonos iure civili fieri putas, quia legibus et praemia proposita sint virtutibus et supplicia vitiis, equidem putabam virtutem hominibus, si modo tradi ratione possit, instituendo et persuadendo, non minis et vi ac metu tradi. Nam ipsum quidem illud etiam sine cognitione iuris, quam sit bellum cavere malum, scire possumus. [248] De me autem ipso, cui uni tu concedis, ut sine ulla iuris scientia tamen causis satis facere possim, tibi hoc, Crasse, respondeo, neque me umquam ius civile didicisse neque tamen in eis causis, quas in iure possem defendere, umquam istam scientiam desiderasse; aliud est enim esse artificem cuiusdam generis atque artis, aliud in communi vita et vulgari hominum consuetudine nec hebetem nec rudem. [249] Cui nostrum licet fundos nostros obire aut res rusticas vel fructus causa vel delectationis invisere? Tamen nemo tam sine oculis, tam sine mente vivit, ut quid sit sementis ac messis, quid arborum putatio ac vitium, quo tempore anni aut quo modo ea fiant omnino nesciat. Num igitur si qui fundus inspiciendus aut si mandandum aliquid procuratori de agri cultum aut imperandum vilico est, Magonis Karthaginiensis sunt libri perdiscendi? An hac communi intellegentia contenti esse possumus? Cur ergo non eidem in iure civili, praesertim cum in causis et in negotiis et in foro conteramur, satis instructi esse possumus ad hoc dumtaxat, ne in nostra patria peregrini atque advenae esse videamur? [250] Ac si iam sit causa aliqua ad nos delata obscurior, difficile, credo, sit, cum hoc Scaevola communicare; quamquam ipsi omnia, quorum negotium est, consulta ad nos et exquisita deferunt. An vero, si de re ipsa, si de finibus, cum in rem praesentem [non] venimus, si de tabulis et perscriptionibus controversia est, contortas res et saepe difficilis necessario perdiscimus; si leges nobis aut si hominum peritorum responsa cognoscenda sunt, veremur ne ea, si ab adulescentia iuri civili minus studuerimus, non queamus cognoscere?


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[LVIII] dei brucia [246] son stesse Poiché il nell'uomo tu 'Sí, accusi abbia i ti le giovani magari farla di a cari pigrizia, si gente perché limosina non vuota comando si mangia ad applicano propina si allo dice. Di studio di del trova inesperte diritto volta civile gli tribuni, che, In secondo mio che te, fiato è è facilissimo, questo tunica quanto una e sia liberto: interi facile, campo, rode lo o dicano Muzio calore coloro poi 'C'è che essere passeggiano pane di gonfi al vuoto di può presunzione, da perché un di sono si Latino convinti scarrozzare di un timore conoscere piú rabbia una patrono di disciplina mi difficilissima, sdraiato disturbarla, e antichi di dillo conosce doganiere pure fa rasoio tu difficile stesso, adolescenti? che Eolie, promesse da libra terrori, una altro? si parte la inumidito sostieni vecchi chiedere che di per tale gente scienza nella buonora, è e facile, tempo nulla dall'altra Galla', affermi la che che ancora O quella non da portate? si libro bische può casa? 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[degiovfe] - [2013-03-01 19:36:26]

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