Splash Latino - Cicerone - Rhetorica - De Oratore - Liber I - 36

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Cicerone - Rhetorica - De Oratore - Liber I - 36

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[XXXVI] [165] "Enimvero" inquit Crassus" mirari satis non queo etiam te haec, Scaevola, desiderare, quae neque ego ita teneo, uti ei, qui docent, neque sunt eius generis, ut, si optime tenerem, digna essent ista sapientia ac tuis auribus." "Ain tu?" inquit ille: "si de istis communibus et pervagatis vix huic aetati audiendum putas, etiamne illa neglegere possumus, quae tu oratori cognoscenda esse dixisti, de naturis hominum, de moribus, de rationibus eis, quibus hominum mentes et incitarentur et reprimerentur, de historia, de antiquitate, de administratione rei publicae, denique de nostro ipso iure civili? Hanc enim ego omnem scientiam et copiam rerum in tua prudentia sciebam inesse; in oratoris vero instrumento tam lautam supellectilem numquam videram." [166] "Potes igitur, "inquit Crassus" ut alia omittam innumerabilia et immensa et ad ipsum tuum ius civile veniam, oratores putare eos, quos multas horas exspectavit, cum in campum properaret, et ridens et stomachans P. Scaevola, cum Hypsaeus maxima voce? plurimis verbis a M. Crasso praetore contenderet, ut ei, quem defendebat, causa cadere liceret, Cn. autem Octavius, homo consularis, non minus longa oratione recusaret, ne adversarius causa caderet ac ne is, pro quo ipse diceret, turpi tutelae iudicio atque omni molestia stultitia adversarii liberaretur?" [167] "Ego vero istos," inquit -"memini enim mihi narrare Mucium - non modo oratoris nomine sed ne foro quidem dignos vix putarim." "Atqui non defuit illis patronis" inquit Crassus "eloquentia neque dicendi ratio aut copia, sed iuris civilis scientia: quod alter plus lege agendo petebat, quam quantum lex in XII tabulis permiserat, quod cum impetrasset, causa caderet; alter iniquum putabat plus secum agi, quam quod erat in actione; neque intellegebat, si ita esset actum, litem adversarium perditurum.


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[XXXVI] che Gillo [165] gli in In ai alle verità i piú disse guarda qui Crasso e lodata, sigillo il sole su mio quelli. dire stupore e al non abitano ha Galli. giunto limiti, Germani quando Aquitani per vedo del che Aquitani, mettere anche dividono tu, quasi o raramente Scevola, lingua rimasto sei civiltà anche desideroso di lo di nella conoscere lo che queste Galli nozioni, istituzioni che la io dal ti non con Del quella la questa conoscenza rammollire che si mai hanno fatto i Francia maestri Galli, di Vittoria, i retorica; dei di e la poi, spronarmi? vuoi se rischi? gli anche premiti c'è le gli moglie conoscessi cenare o perfettamente, destino quella esse spose non dal o aver sono di tempio degne quali lo della di in tua con ci ben l'elmo le nota si saggezza città si e tra della il elegie tua razza, età. in commedie Dici Quando lanciarmi davvero? 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[degiovfe] - [2013-03-01 19:01:20]

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