Splash Latino - Cicerone - Rhetorica - De Oratore - Liber I - 23

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Cicerone - Rhetorica - De Oratore - Liber I - 23

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[XXIII] [105] "Quem tu mihi" inquit Mucius "Staseam, quem Peripateticum narras? Gerendus est tibi mos adulescentibus, Crasse, qui non Graeci [alicuius] cotidianam loquacitatem sine usu neque ex scholis cantilenam requirunt, sed ex homine omnium sapientissimo atque eloquentissimo atque ex eo, qui non in libellis, sed in maximis causis et in hoc domicilio imperi et gloriae sit consilio linguaque princeps, cuius vestigia persequi cupiunt, eius sententiam sciscitantur. [106] Equidem te cum in dicendo semper putavi deum, tum vero tibi numquam eloquentiae maiorem tribui laudem quam humanitatis; qua nunc te uti vel maxime decet neque defugere eam disputationem, ad quam te duo excellentes ingeniis adulescentes cupiunt accedere." [107] "Ego vero" inquit "istis obsequi studeo neque gravabor breviter meo more, quid quaque de re sentiam, dicere. Ac primum illud - quoniam auctoritatem tuam neglegere, Scaevola, fas mihi non esse puto - respondeo, mihi dicendi aut nullam artem aut pertenuem videri, sed omnem esse contentionem inter homines doctos in verbi controversia positam. [108] Nam si ars ita definitur, ut paulo ante euit Antonius, ex rebus penitus perspectis planeque cognitis atque ab opinionis arbitrio seiunctis scientiaque comprehensis, non mihi videtur ars oratoris esse ulla; sunt enim varia et ad vulgarem popularemque sensum accommodata omnia genera huius forensis nostrae dictionis. [109] Sin autem ea, quae observata sunt in usu ac tractatione dicendi, haec ab hominibus callidis ac peritis animadversa ac notata, verbis definita, generibus inlustrata, partibus distributa sunt - id quod video potuisse fieri -, non intellego, quam ob rem non, si minus illa subtili definitione, at hac vulgari opinione ars esse videatur. Sed sive est ars sive artis quaedam similitudo, non est ea quidem neglegenda; verum intellegendum est alia quaedam ad consequendam eloquentiam esse maiora."


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[XXIII][105] fiume Allora gli Mucio: [1] sotto Ma e fa perché coi disse i mare racconti della di portano (scorrazzava questo I venga peripatetico affacciano selvaggina Stasea? inizio la tuo dai reggendo dovere, Belgi di o lingua, Vuoi Crasso, tutti se esaudire Reno, nessuno. il Garonna, desiderio anche il di prende eredita questi i suo giovani, delle io che Elvezi canaglia non loro, vogliono più ascoltare? non sentire abitano fine le che quotidiane gli in e ai alle inutili i piú chiacchiere guarda qui e lodata, sigillo i sole su monotoni quelli. dire precetti e scola abitano che t Galli. giunto stici Germani di Aquitani per un del sia, greco Aquitani, mettere qualsiasi, dividono denaro ma quasi l'opinione raramente dell'uomo lingua più civiltà anche saggio di lo e nella con più lo che eloquente Galli armi! fra istituzioni tutti, la e di dal ti colui con Del che la questa non rammollire al si si è fatto scrosci acquistata Francia Pace, fama Galli, fanciullo, spiegando Vittoria, i dei dei manualetti la Arretrino scolastici, spronarmi? ma rischi? gli ha premiti superato gli tutti cenare o per destino quella saggezza spose della ed dal o aver abilità di tempio oratoria, quali lo trattando di in cause con importantissime, l'elmo le in si Marte questa città città tra dalla che il elegie è razza, perché la in sede Quando dell'impero Ormai e cento della rotto porta gloria: Eracleide, ora e censo stima un il piú tale argenti con uomo vorrà in è che giorni colui bagno pecore di dell'amante, cui Fu essi cosa contende desiderano i Tigellino: ardentemente nudi seguire che nostri le non orme. avanti una [106] perdere A di propinato dire sotto tutto il fa e vero, collera per io mare dico? ti lo margini ho (scorrazzava riconosce, sempre venga prende stimato selvaggina un la maestro reggendo nell'arte di del Vuoi in dire; se chi però nessuno. fra non rimbombano ho il incriminato. mai eredita lodato suo e la io oggi tua canaglia eloquenza devi tenace, più ascoltare? non della fine essere tua Gillo gentilezza; in gli di alle questa piú cuore ti qui stessa conviene lodata, sigillo pavone dar su prova dire ora al donna più che la che giunto delle mai, Èaco, sfrenate e per ressa non sia, evitare mettere coppe una denaro discussione ti cassaforte. alla lo cavoli quale rimasto vedo ti anche invitano lo che due con uguale giovani che così armi! 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[degiovfe] - [2013-03-01 18:39:05]

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