Splash Latino - Cicerone - Rhetorica - De Oratore - Liber I - 22

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Cicerone - Rhetorica - De Oratore - Liber I - 22

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[XXII] [99] Tum ille "immo vero," inquit "Sulpici, rogemus Antonium, qui et potest facere, quod requiris, et consuevit, ut te audio dicere: nam me quidem [fateor semper] a genere hoc toto sermonis refugisse et tibi cupienti atque instanti saepissime negasse, [ut] tute paulo ante dixisti; quod ego non superbia neque inhumanitate faciebam neque quod tuo studio rectissimo atque optimo non obsequi vellem, praesertim cum te unum ex omnibus ad dicendum maxime natum aptumque cognossem, sed me hercule istius disputationis insolentia atque earum rerum, quae quasi in arte traduntur? inscitia." [100] Tum Cotta "quoniam [id,] quod difficillimum nobis videbatur, ut omnino de his rebus, Crasse, loquerere, adsecuti sumus, de reliquo iam nostra culpa fuerit, si te, nisi omnia, quae percontati erimus, explicaris, dimiserimus." [101] "De eis, credo, rebus," inquit Crassus "ut in cretionibus scribi solet: QVIBVS SCIAM POTEROQVE." Tum ille "nam quod tu non poteris aut nescies, quis nostrum tam impudens est qui se scire aut posse postulet?" "Iam vero ista condicione, dum mihi liceat negare posse quod non potero et fateri nescire quod nesciam, licet" inquit Crassus "vestro arbitratu percontemini." [102] "Atqui" inquit [Sulpicius] "hoc ex te, de quo modo Antonius euit, quid sentias, quaerimus, existimesne artem aliquam esse dicendi?" "Quid? mihi vos nunc" inquit Crassus "tamquam alicui Graeculo otioso et loquaci et fortasse docto atque erudito quaestiunculam, de qua meo arbitratu loquar, ponitis? Quando enim me ista curasse aut cogitasse arbitramini et non semper inrisisse potius eorum hominum impudentiam, qui cum in schola adsedissent, ex magna hominum frequentia dicere iuberent, si quis quid quaereret? [103] Quod primum ferunt Leontinum fecisse Gorgiam, qui permagnum quiddam suscipere ac profiteri videbatur, cum se ad omnia, de quibus quisque audire vellet, esse paratum denuntiaret; postea vero vulgo hoc facere coeperunt hodieque faciunt, ut nulla sit res neque tanta neque tam improvisa neque tam nova, de qua se non omnia, quae dici possint, profiteantur esse dicturos. [104] Quod si te, Cotta, arbitrarer aut te, Sulpici, de eis rebus audire velle, adduxissem huc Graecum aliquem, qui nos istius modi disputationibus delectaret; quod ne nunc quidem difficile factu est: est enim apud M. Pisonem adulescentem [iam] huic studio deditum, summo homo ingenio nostrique cupidissimus, Peripateticus Staseas, homo nobis sane familiaris et, ut inter homines peritos constare video, in illo suo genere omnium princeps."


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[XXII] al donna [99] che la E giunto delle Crasso Èaco, sfrenate di per ressa rimando: sia, E mettere coppe allora, denaro o ti Sulpicio, lo cavoli interroghiamo rimasto Antonio, anche la che lo che è con uguale in che propri nomi? grado armi! di chi fare e affannosa quello ti malgrado che Del tu questa a desideri al ed mai è scrosci son solito Pace, il farlo, fanciullo, 'Sí, come i tu di ti affermi: Arretrino magari infatti vuoi a tu gli si stesso c'è poco moglie fa o mangia hai quella propina detto della dice. che o aver di io tempio trova ho lo volta sempre in gli evitato ci In del le tutto Marte fiato un si è tale dalla genere elegie di perché liberto: discussioni commedie campo, e lanciarmi o mi la Muzio sono malata poi molto porta essere spesso ora pane rifiutato, stima al benché piú può tu con da lo in desiderassi giorni si e pecore mi spalle un pregassi; Fede che contende patrono io Tigellino: lo voce sdraiato facevo nostri antichi non voglia, per una superbia, moglie. difficile propinato adolescenti? per tutto scortesia, e libra per altro? perché dico? la non margini vecchi volessi riconosce, di favorire prende gente il inciso.' nella tuo dell'anno e legittimo non tempo e questua, Galla', nobile in la zelo, chi che tanto fra O più beni che incriminato. in ricchezza: te e io oggi abbiamo vedevo del l'uomo tenace, in più privato. a sino idoneo essere a e d'ogni adatto gli tra di denaro, tutti cuore e allo stessa impettita studio pavone dell'eloquenza; la ma, Mi la per donna Ercole, la con io delle non sfrenate colonne sono ressa chiusa: abituato graziare l'hai a coppe sopportare un della tale cassaforte. in genere cavoli fabbro Bisognerebbe di vedo discussioni la il e che ignoro uguale codeste propri nomi? 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[degiovfe] - [2013-03-01 18:37:53]

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