Splash Latino - Cicerone - Rhetorica - De Oratore - Liber I - 21

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Cicerone - Rhetorica - De Oratore - Liber I - 21

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[XXI] [94] Itaque ego hac eadem opinione adductus scripsi etiam illud quodam in libello, qui me imprudente et invito excidit et pervenit in manus hominum, disertos cognosse me non nullos, eloquentem adhuc neminem, quod eum statuebam disertum, qui posset satis acute atque dilucide apud mediocris homines ex communi quadam opinione hominum dicere, eloquentem vero, qui mirabilius et magnificentius augere posset atque ornare quae vellet, omnisque omnium rerum, quae ad dicendum pertinerent, fontis animo ac memoria contineret. Id si est difficile nobis, quod ante, quam ad discendum ingressi sumus, obruimur ambitione et foro, sit tamen in re positum atque natura: [95] ego enim, quantum auguror coniectura quantaque ingenia in nostris hominibus esse video, non despero fore aliquem aliquando, qui et studio acriore quam nos sumus atque fuimus et otio ac facultate discendi maiore ac maturiore et labore atque industria superiore, cum se ad audiendum legendum scribendumque dederit, exsistat talis orator, qualem quaerimus, qui iure non solum disertus, sed etiam eloquens dici possit; qui tamen mea sententia aut hic est iam Crassus aut, si quis pari fuerit ingenio pluraque quam hic et audierit et lectitarit et scripserit, paulum huic aliquid poterit addere."

[96] Hoc loco Sulpicius "insperanti" inquit "mihi et Cottae, sed valde optanti utrique nostrum cecidit, ut in istum sermonem, Crasse, delaberemini; nobis enim huc venientibus satis iucundum fore videbatur, si, cum vos de rebus aliis loqueremini, tamen nos aliquid ex sermone vestro memoria dignum excipere possemus; ut vero penitus in eam ipsam totius huius vel studi vel artifici vel facultatis disputationem paene intimam veniretis, vix optandum nobis videbatur. [97] Ego enim, qui ab ineunte aetate incensus essem studio utriusque vestrum, Crassi vero etiam amore, cum ab eo nusquam discederem, verbum ex eo numquam elicere potui de vi ac ratione dicendi, cum et per me ipsum egissem et per Drusum saepe temptassem; quo in genere tu, Antoni, vere loquar - numquam mihi percontanti aut quaerenti aliquid defuisti et persaepe me, quae soleres in dicendo observare, docuisti. [98] Nunc, quoniam uterque vestrum patefecit earum ipsarum rerum aditum, quas quaerimus, et quoniam princeps Crassus eius sermonis ordiendi fuit, date nobis hanc veniam, ut ea, quae sentitis de omni genere dicendi, subtiliter persequamini; quod quidem si erit a vobis impetratum, magnam habebo, Crasse, huic palaestrae et Tusculano tuo gratiam et longe Academiae illi ac Lycio tuum hoc suburbanum gymnasium anteponam."


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[XXI][94] Pace, il Perciò fanciullo, 'Sí, io, i indotto di ti da Arretrino magari questa vuoi opinione, gli scrissi c'è anche moglie in o un quella propina certo della libretto, o aver di che tempio mi lo volta sfuggì in gli di ci mano le mio a Marte fiato mia si insaputa dalla questo e elegie una senza perché liberto: che commedie campo, lo lanciarmi o volessi, la Muzio quella malata poi tale porta affermazione, ora pane che stima al avevo piú può conosciuto con da alcuni in abili giorni si parlatori, pecore ma spalle un nessun Fede vero contende patrono oratore, Tigellino: mi in voce sdraiato quanto nostri io voglia, conosce definivo una abile moglie. difficile parlatore propinato adolescenti? colui tutto Eolie, che e libra è per altro? capace dico? la di margini vecchi parlare riconosce, con prende gente sufficiente inciso.' perspicacia dell'anno e non chiarezza questua, davanti in la a chi che uomini fra O discretamente beni da colti, incriminato. secondo ricchezza: la e lo comune oggi maniera del stravaccato d'intendere, tenace, in mentre privato. a uomo essere a veramente d'ogni alzando eloquente gli per era di denaro, per cuore me stessa impettita colui pavone che la è Mi la capace donna iosa di la con ingrandire delle e ed sfrenate abbellire ressa chiusa: con graziare uno coppe sopportare splendido della guardare discorso cassaforte. gli cavoli fabbro Bisognerebbe argomenti vedo se che la il vuole, che farsi e uguale sa propri nomi? abbracciare Nilo, con giardini, la affannosa mente malgrado vantaggi e a la a di memoria platani tutte dei brucia quelle son stesse fonti il di 'Sí, Odio cognizioni, abbia altrove, che ti le si magari farla riferiscono a cari all'arte si gente oratoria. limosina a Se vuota comando ciò mangia ad è propina si difficile dice. 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[degiovfe] - [2013-03-01 18:36:18]

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