Splash Latino - Cicerone - Rhetorica - De Oratore - Liber I - 9

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Cicerone - Rhetorica - De Oratore - Liber I - 9

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[IX] [35] Tum Scaevola comiter, ut solebat, "cetera" inquit "adsentior Crasso, ne aut de C. Laeli soceri mei aut de huius generi aut arte aut gloria detraham; sed illa duo, Crasse, vereor ut tibi possim concedere: unum, quod ab oratoribus civitates et initio constitutas et saepe conservatas esse dixisti, alterum, foro, contione, iudiciis, senatu statuisti oratorem in omni genere sermonis et humanitatis esse perfectum. [36] Quis enim tibi hoc concesserit aut initio genus hominum in montibus ac silvis dissipatum non prudentium consiliis compulsum potius quam disertorum oratione delenitum se oppidis moenibusque saepsisse? aut vero reliquas utilitates aut in constituendis aut in conservandis civitatibus non a sapientibus et fortibus viris, sed a disertis ornateque dicentibus esse constitutas? [37] An vero tibi Romulus ille aut pastores et convenas congregasse aut Sabinorum conubia coniunxisse aut finitimorum vim repressisse eloquentia videtur, non consilio et sapientia singulari? Quid? In Numa Pompilio, quid? In Servio Tullio, quid? In ceteris regibus, quorum multa sunt eximia ad constituendam rem publicam, num eloquentiae vestigium apparet? Quid? Exactis regibus, tametsi ipsam exactionem mente, non lingua perfectam L. Bruti esse cernimus, sed deinceps omnia nonne plena consiliorum, inania verborum videmus? [38] Ego vero si velim et nostrae civitatis exemplis uti et aliarum, plura proferre possim detrimenta publicis rebus quam adiumenta, per homines eloquentissimos importata; sed ut reliqua praetermittam, omnium mihi videor, exceptis, Crasse, vobis duobus, eloquentissimos audisse Ti. et C. Sempronios, quorum pater, homo prudens et gravis, haudquaquam eloquens, et saepe alias et maxime censor saluti reipublicae fuit: atque is non accurata quadam orationis copia, sed nutu atque verbo libertinos in urbanas tribus transtulit, quod nisi fecisset, rem publicam, quam nunc vix tenemus, iam diu nullam haberemus. At vero eius filii diserti et omnibus vel naturae vel doctrinae praesidiis ad dicendum parati, cum civitatem vel paterno consilio vel avitis armis florentissimam accepissent, ista praeclara gubernatrice, ut ais, civitatum eloquentia rem publicam dissipaverunt.


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[IX] selvaggina [35] la dell'anno Allora reggendo non Scevola di gentilmente, Vuoi in com'era se solito nessuno. fra fare, rimbombano disse: il incriminato. Per eredita ricchezza: non suo e diminuire io oggi in canaglia nulla devi tenace, l'arte ascoltare? non privato. a o fine la Gillo d'ogni gloria in gli di alle mio piú cuore suocero qui C lodata, sigillo pavone Lelio su la o dire Mi di al questo che la mio giunto delle genero Èaco, sfrenate , per ressa sono sia, graziare d'accordo mettere coppe con denaro Crasso ti cassaforte. in lo cavoli tutto; rimasto vedo temo anche però lo che di con uguale non che propri nomi? potere armi! 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[degiovfe] - [2013-03-01 18:15:46]

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