Splash Latino - Cicerone - Rhetorica - De Finibus - Liber Iii - 64

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Cicerone - Rhetorica - De Finibus - Liber Iii - 64

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[64] mundum autem censent regi numine deorum, eumque esse quasi communem urbem et civitatem hominum et deorum, et unum quemque nostrum eius mundi esse partem; ex quo illud natura consequi, ut communem utilitatem nostrae anteponamus. ut enim leges omnium salutem singulorum saluti anteponunt, sic vir bonus et sapiens et legibus parens et civilis officii non ignarus utilitati omnium plus quam unius alicuius aut suae consulit. nec magis est vituperandus proditor patriae quam communis utilitatis aut salutis desertor propter suam utilitatem aut salutem. ex quo fit, ut laudandus is sit, qui mortem oppetat pro re publica, quod deceat cariorem nobis esse patriam quam nosmet ipsos. quoniamque illa vox inhumana et scelerata ducitur eorum, qui negant se recusare quo minus ipsis mortuis terrarum omnium deflagratio consequaturquod vulgari quodam versu Graeco pronuntiari solet, certe verum est etiam iis, qui aliquando futuri sint, esse propter ipsos consulendum.


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[amebaboy1] - [2007-05-12 10:51:45]

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