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Cicerone - Rhetorica - De Divinatione - Liber Ii - 61

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LXI 126 Illud etiam requiro, cur, si deus ista visa nobis providendi causa dat, non vigilantibus potius det quam dormientibus. Sive enim externus et adventicius pulsus animos dormientium commovet, sive per se ipsi animi moventur, sive quae causa alia est cur secundum quietem aliquid videre, audire, agere videamur, eadem causa vigilantibus esse poterat; idque si nostra causa di secundum quietem facerent, vigilantibus idem facerent, praesertim cum Chrysippus Academicos refellens permulto clariora et certiora esse dicat quae vigilantibus videantur quam quae somniantibus. Fuit igitur divina beneficentia dignius, cum consulerent nobis, clariora visa dare vigilanti quam obscuriora per somnum. Quod quoniam non fit, somnia divina putanda non sunt. 127 Iam vero quid opus est circumitione et anfractu, ut sit utendum interpretibus, somniorum, potius quam derecto deus, siquidem nobis consulebat, "hoc facito, hoc ne feceris" diceret idque visum vigilanti potius quam dormienti daret?


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LXI
126
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127
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