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Cicerone - Rhetorica - De Divinatione - Liber Ii - 52

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LII 107 Veniamus nunc ad optumum virum, familiarem nostrum, Cratippum. "Si sine oculis" inquit "non potest exstare officium et munus oculorum, possunt autem aliquando oculi non fungi suo munere, qui vel semel ita est usus oculis ut vera cerneret, is habet sensum oculorum vera cernentium. Item igitur, si sine divinatione non potest officium et munus divinationis exstare, potest autem, cum quis divinationem habeat, errare aliquando nec vera cernere, satis est ad confirmandam divinationem semel aliquid ita esse divinatum nihil ut fortuito cecidisse videatur. Sunt autem eius generis innumerabilia; esse igitur divinationem confitendum est." Festive et breviter; sed cum bis sumpsit quod voluit, etiamsi faciles nos ad concedendum habuerit, id tamen quod adsumit concedi nullo modo potest. 108 "Si" inquit "aliquando oculi peccent, tamen, quia recte aliquando viderunt, inest in iis vis videndi; item, si quis semel aliquid in divinatione dixerit, is, etiam cum peccet, tamen existumandus sit habere vim divinandi."


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LII
107
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108
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