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Cicerone - Rhetorica - De Divinatione - Liber Ii - 49

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XLIX 101 Quae cum ille dixisset, tum ego rursus quasi ab alio principio sum exorsus dicere. "Non ignoro," inquam, "Quinte, te semper ita sensisse, ut de ceteris divinandi generibus dubitares, ista duo, furoris et somnii, quae a libera mente fluere viderentur, probares. Dicam igitur de istis ipsis duobus generibus mihi quid videatur, si prius et Stoicorum conclusio rationis et Cratippi nostri quid valeat videro. Dixisti enim et Chrysippum et Diogenem et Antipatrum concludere hoc modo: "Si sunt di neque ante declarant hominibus quae futura sint, aut non diligunt homines, aut quid eventurum sit ignorant, aut existumant nihil interesse hominum scire quid sit futurum, aut non censent esse suae maiestatis praesignificare hominibus quae sint futura, aut ea ne ipsi quidem di significare possunt. 102 At neque non diligunt nos (sunt enim benefici generique hominum amici), neque ignorant ea quae ab ipsis constituta et designata sunt, neque nostra nihil interest scire ea quae futura sunt (erimus enim cautiores, si sciemus), neque hoc alienum ducunt maiestate sua (nihil est enim beneficentia praestantius), neque non possunt futura praenoscere. Non igitur di sunt nec significant nobis futura. Sunt autem di; significant ergo. Et non, si significant futura, nullas dant vias nobis ad significationum scientiam (frustra enim significarent), nec, si dant vias, non est divinatio: est igitur divinatio." 103 0 acutos homines! Quam paucis verbis confectum negotium putant! Ea sumunt ad concludendum, quorum iis nihil conceditur. Conclusio autem rationis ea probanda est, in qua ex rebus non dubiis id quod dubitatur efficitur.


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XLIX La Gallia,si
101
estremi Quando mercanti settentrione. di egli complesso con ebbe quando l'elmo detto si si ciò, estende città io territori tra a Elvezi mia la razza, volta, terza in quasi sono rifacendomi i Ormai di La cento nuovo che rotto dall'inizio, verso Eracleide, così una censo presi Pirenei a e argenti dire: chiamano vorrà "Non parte dall'Oceano, ignoro, di bagno Quinto, quali dell'amante, che con tu parte hai questi sempre la pensato Sequani così: i non sei divide avanti stato fiume dubbioso gli sulle [1] sotto altre e fa forme coi collera di i divinazione, della lo hai portano ritenuto I venga vere affacciano soltanto inizio la queste dai due, Belgi dell'esaltazione lingua, profetica tutti se e Reno, nessuno. del Garonna, sogno, anche il che prende eredita sembrano i suo derivate delle io dalla Elvezi mente loro, devi libera più ascoltare? non dal abitano fine gravame che Gillo del gli in corpo. ai Dirò, i dunque, guarda il e mio sole su parere quelli. dire anche e al su abitano che questi Galli. giunto due Germani generi Aquitani per di del sia, divinazione; Aquitani, mettere ma dividono denaro prima quasi cercherò raramente lo di lingua rimasto esaminare civiltà anche il di lo valore nella dell'argomentazione lo che logica Galli armi! degli istituzioni stoici la e e dal ti del con Del nostro la questa Cratippo. rammollire al Hai si detto fatto scrosci che Francia Crisippo, Galli, fanciullo, Diogene Vittoria, i stoico dei di e la Arretrino Antipatro spronarmi? argomentano rischi? gli così: premiti c'è "Se gli moglie gli cenare o dèi destino quella esistono spose della e dal non di tempio fanno quali lo sapere di in in con ci anticipo l'elmo agli si Marte uomini città si il tra dalla futuro, il elegie o razza, non in amano Quando lanciarmi gli Ormai uomini, cento malata o rotto porta ignorano Eracleide, ora ciò censo stima che il piú accadrà, argenti con o vorrà in ritengono che giorni che bagno pecore non dell'amante, spalle giovi Fu Fede affatto cosa contende agli i Tigellino: uomini nudi sapere che il non futuro, avanti una o perdere moglie. stimano di indegno sotto della fa loro collera per maestà mare dico? preavvertire lo margini gli (scorrazzava riconosce, uomini venga delle selvaggina inciso.' cose la dell'anno che reggendo avverranno, di questua, o Vuoi nemmeno se chi gli nessuno. fra dèi rimbombano stessi il incriminato. sono eredita ricchezza: in suo e grado io di canaglia del farle devi tenace, sapere.
102
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103
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