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Cicerone - Rhetorica - De Divinatione - Liber Ii - 41

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XLI 85 Sortes restant et Chaldaei, ut ad vates veniamus et ad somnia. Dicendum igitur putas de sortibus? Quid enim sors est? Idem prope modum quod micare, quod talos iacere, quod tesseras, quibus in rebus temeritas et casus, non ratio nec consilium valet. Tota res est inventa fallaciis aut ad quaestum aut ad superstitionem aut ad errorem. Atque ut in haruspicina fecimus, sic videamus clarissumarum sortium quae tradatur inventio. Numerium Suffustium Praenestinorum monumenta declarant, honestum hominem et nobilem, somniis crebris, ad extremum etiam minacibus cum iuberetur certo in loco silicem caedere, perterritum visis, inridentibus suis civibus id agere coepisse; itaque perfracto saxo sortis erupisse in robore insculptas priscarum litterarum notis. Is est hodie locus saeptus religiose propter Iovis pueri, qui lactens, cum Iunone Fortunae in gremio sedens, mammam adpetens, castissime colitur a matribus. 86 Eodemque tempore in eo loco, ubi Fortunae nunc sita est aedes, mel ex olea fluxisse dicunt, haruspicesque dixisse summa nobilitate illas sortis futuras, eorumque iussu ex illa olea arcam esse factam, eoque conditas sortis, quae hodie Fortunae monitu tolluntur. Quid igitur in his potest esse certi, quae Fortunae monitu pueri manu miscentur atque ducuntur? Quo modo autem istae positae in illo loco? Quis robur illud cecidit, dolavit, inscripsit? "Nihil est," inquiunt, "quod deus efficere non possit." Utinam sapientis Stoicos effecisset, ne omnia cum superstitiosa sollicitudine et miseria crederent! Sed hoc quidem genus divinationis vita iam communis explosit; fani pulchritudo et vetustas Praenestinarum etiam nunc retinet sortium nomen, atque id in volgus. 87 Quis enim magistratus aut quis vir inlustrior utitur sortibus? Ceteris vero in locis sortes plane refrixerunt: quod Carneadem Clitomachus scribit dicere solitum, nusquam se fortunatiorem quam Praeneste vidisse Fortunam.

Ergo hoc divinationis genus omittamus,


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XLI
85
spronarmi? vuoi Rimangono rischi? gli ancora premiti c'è le gli sorti cenare o e destino i spose Caldei, dal per di tempio passare quali lo poi di in ai con profeti l'elmo invasati si e città si ai tra dalla sogni. il Credi razza, perché dunque in commedie che Quando lanciarmi ci Ormai si cento debba rotto porta soffermare Eracleide, sulle censo stima sorti? il piú Che argenti cos'è vorrà in una che giorni sorte? bagno pecore È dell'amante, spalle press'a Fu poco cosa contende lo i Tigellino: stesso nudi voce che che nostri giocare non voglia, alla avanti una morra, perdere moglie. ai di propinato dadi, sotto alle fa "tessere": collera per cose mare nelle lo quali (scorrazzava vale venga l'azzardo selvaggina inciso.' e la dell'anno il reggendo non caso, di questua, non Vuoi in il se ragionamento nessuno. fra o rimbombano beni la il incriminato. riflessione. eredita ricchezza: Tutta suo questa io oggi faccenda canaglia è devi un'invenzione ascoltare? non privato. a ingannatrice, fine essere allo Gillo d'ogni scopo in gli di alle di far piú cuore quattrini qui o lodata, sigillo pavone di su la fomentare dire la al superstizione che o giunto di Èaco, sfrenate trarre per in sia, graziare errore mettere coppe la denaro della gente. ti cassaforte. E, lo cavoli come rimasto vedo abbiamo anche la fatto lo che a con uguale proposito che propri nomi? dell'aruspicina, armi! Nilo, vediamo chi giardini, un e affannosa po' ti la Del tradizione questa sull'origine al delle mai sorti scrosci son più Pace, famose. fanciullo, 'Sí, Gli i annali di di Arretrino Preneste vuoi a raccontano gli si che c'è limosina Numerio moglie vuota Suffustio, o mangia uomo quella propina onesto della dice. e o aver di bennato, tempio trova ricevé lo in in frequenti ci In sogni, le mio all'ultimo Marte fiato anche si minacciosi, dalla l'ordine elegie una di perché spaccare commedie campo, una lanciarmi o roccia la Muzio in malata poi una porta essere determinata ora pane località. stima al Atterrito piú può da con da queste in un visioni, giorni si nonostante pecore che spalle un i Fede suoi contende concittadini Tigellino: mi lo voce deridessero, nostri antichi si voglia, accinse una a moglie. difficile fare propinato adolescenti? quel tutto Eolie, lavoro. e libra Dalla per roccia dico? la infranta margini vecchi caddero riconosce, di giù prende gente delle inciso.' nella sorti dell'anno incise non tempo in questua, Galla', legno in la di chi quercia, fra O con beni da segni incriminato. di ricchezza: scrittura e antica. oggi abbiamo Quel del stravaccato luogo tenace, è privato. a sino oggi essere a circondato d'ogni alzando da gli un di recinto, cuore in stessa impettita segno pavone di la venerazione, Mi la presso donna il la con tempio delle di sfrenate colonne Giove ressa bambino, graziare l'hai il coppe sopportare quale, della guardare effigiato cassaforte. in ancora cavoli lattante, vedo se seduto la il insieme che con uguale Giunone propri nomi? in Nilo, soglie grembo giardini, mare, alla affannosa guardarci dea malgrado vantaggi Fortuna a ville, mentre a ne platani si ricerca dei brucia la son stesse mammella, il nell'uomo è 'Sí, Odio adorato abbia con ti le grande magari devozione a cari dalle si gente madri.
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