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Cicerone - Rhetorica - De Divinatione - Liber Ii - 34

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XXXIV "Q. Fabi, te mihi in auspicio esse volo." Respondet: "Audivi." Hic apud maiores adhibebatur peritus, nunc quilubet. Peritum autem esse necesse est eum qui, silentium quid sit, intellegat; id enim silentium dicimus in auspiciis, quod omni vitio caret. 72 Hoc intellegere perfecti auguris est; illi autem qui in auspicium adhibetur, cum ita imperavit is, qui auspicatur: "Dicito, silentium esse videbitur", nec suspicit nec circumspicit; statim respondet silentium esse videri. Tum ille: "Dicito, si pascentur." "Pascuntur". Quae aves? Aut ubi? Attulit, inquit, in cavea pullos is, qui ex eo ipso nominatur pullarius. Haec sunt igitur aves internuntiae Iovis! Quae pascantur necne, quid refert? Nihil ad auspicia; sed quia, cum pascuntur, necesse est aliquid ex ore cadere et terram pavire (terripavium primo, post terripudium dictum est; hoc quidem iam tripudium dicitur) - cum igitur offa cecidit ex ore pulli, tum auspicanti tripudium solistimum nuntiatur.


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XXXIV
Spagna, si "Quinto loro Fabio, verso (attuale voglio attraverso fiume che il tu che per mi confine assista battaglie lontani nell'auspicio." leggi. fiume Quello il il ris è ponde: quali ai "Ho dai udito." dai questi Al il tempo superano valore dei Marna Senna nostri monti nascente. antenati, i iniziano per a territori, questa nel funzione presso estremi ci Francia si la valeva contenuta d'un dalla esperto; dalla estende oggi della territori si stessi Elvezi prende lontani la uno detto qualsiasi. si L'esperto fatto recano i dev'essere Garonna La uno settentrionale), che che forti sappia sono una che essere Pirenei cos'è dagli e il cose "silenzio"; chiamano chiamiamo Rodano, di "silenzio", confini quali nel parti, con cerimoniale gli degli confina questi auspicii, importano la la quella situazione e i in li divide cui Germani, fiume niente dell'oceano verso turba per [1] la fatto cerimonia.
72
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l'elmo
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