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Cicerone - Rhetorica - De Divinatione - Liber Ii - 31

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XXXI 66 Atque haec ostentorum genera mirabile nihil habent; quae cum facta sunt, tum ad coniecturam aliqua interpretatione revocantur, ut illa tritici grana in os pueri Midae congesta, aut apes, quas dixisti in labris Platonis consedisse pueri, non tam mirabilia sint quam coniecta belle; quae tamen vel ipsa falsa esse vel ea, quae praedicta sunt, fortuito cecidisse potuerunt. De ipso Roscio potest illud quidem esse falsum ut circumligatus fuerit angui, sed ut in cunis fuerit anguis non tam est mirum, in Solonio praesertim, ubi ad focum angues nundinari solent. Nam quod haruspices responderint nihil illo clarius, nihil nobilius fore, miror deos immortales histrioni futuro claritatem ostendisse, nullam ostendisse Africano. 67 Atque etiam a te Flaminiana ostenta collecta sunt. Quod ipse et equus eius repente conciderit, non sane mirabile hoc quidem. Quod evelli primi hastati signum non potuerit, timide fortasse signifer evellebat, quod fidenter infixerat. Nam Dionysi equus quid attulit admirationis, quod emersit e flumine quodque habuit apes in iuba? Sed quia brevi tempore regnare coepit, quod acciderat casu vim habuit ostenti. "At Lacedaemoniis in Herculis fano arma sonuerunt eiusdemque dei Thebis valvae clausae subito se aperuerunt, eaque scuta, quae fuerant sublime fixa, sunt humi inventa." Eorum cum fieri nihil potuerit sine aliquo motu, quid est, cur divinitus ea potius quam casu facta esse dicamus?


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XXXI
66
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67
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