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Cicerone - Rhetorica - De Divinatione - Liber Ii - 18

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XVIII 42 Atque hac extispicum divinatione sublata omnis haruspicina sublata est. Ostenta enim sequuntur et fulgura. Valet autem in fulguribus observatio diuturna, in ostentis ratio plerumque coniecturaque adhibetur. Quid est igitur quod observatum sit in fulgure? Caelum in sedecim partes diviserunt Etrusci. Facile id quidem fuit, quattuor, quas nos babemus, duplicare, post idem iterum facere, ut ex eo dicerent fulmen qua ex parte venisset. Primum id quid interest, deinde quid significai? Nonne perspicuum est ex prima admiratione hominum, quod tonitrua iactusque fulminum extimuissent, credidisse ea efficere rerum omnium praepotentem Iovem? Itaque in nostris commentariis scriptum habemus: "Iove tonante Augurante comitia populi habere nefas." 43 Hoc fortasse rei publicae causa constitutum est; comitiorum enim non habendorum causas esse voluerunt. Itaque comitiorum solum vitium est fulmen, quod idem omnibus rebus optumum auspicium habemus si sinistrum fuit. Sed de auspiciis alio loco; nunc de fulgoribus.


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XVIII
42
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43
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