Splash Latino - Cicerone - Rhetorica - De Divinatione - Liber Ii - 9

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Cicerone - Rhetorica - De Divinatione - Liber Ii - 9

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IX 22 Atque ego ne utilem quidem arbitror esse nobis futurarum rerum scientiam. Quae enim vita fuisset Priamo, si ab adulescentia scisset quos eventus senectutis esset habiturus? Abeamus a fabulis, propiora videamus. Clarissimorum hominum nostrae civitatis gravissimos exitus in Consolatione conlegimus. Quid igitur? Ut omittamus superiores, Marcone Crasso putas utile fuisse tum, cum maxumis opibus fortunisque florebat, scire sibi interfecto Publio filio exercituque deleto trans Euphratem cum ignominia et dedecore esse pereundum? An Cn. Pompeium censes tribus suis consulatibus, tribus triumphis, maximarum rerum gloria laetaturum fuisse, si sciret se in solitudine Aegyptiorum trucidatum iri amisso exercitu, post mortem vero ea consecutura, quae sine lacrimis non possumus dicere? 23 Quid vero Caesarem putamus, si divinasset fore ut in eo senatu quem maiore ex parte ipse cooptasset, in curia Pompeia, ante ipsius Pompei sirnulacrum, tot centurionibus suis inspectantibus, a nobilissumis civibus, partim etiam a se omnibus rebus ornatis, trucidatus ita iaceret, ut ad eius corpus non modo amicorum, sed ne servorum quidem quisquam accederet, quo cruciatu animi vitam acturum fuisse? Certe igitur ignoratio futurorum malorum utilior est quam scientia. 24 Nam illud quidem dici, praesertim a Stoicis, nullo modo potest: "Non isset ad arma Pompeius, non transisset Crassus Euphratem, non suscepisset bellum civile Caesar." Non igitur fatalis exitus habuerunt. Vultis autem evenire omnia fato: nihil ergo illis profuisset divinare; atque etiam omnem fructum vitae superioris perdidissent; quid enim posset iis esse laetum exitus suos cogitantibus? Ita, quoquo sese verterint Stoici, iaceat necesse est omnis eorum sollertia. Si enim id, quod eventurum est, vel hoc vel illo modo potest evenire, fortuna valet plurimum; quae autem fortuita sunt, certa esse non possunt. Sin autem certum est quid quaque de re quoque tempore futurum sit, quid est quod me adiuvent haruspices, cum res tristissumas portendi dixerunt,


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IX
22
quali lo D'altronde, di io con ci credo l'elmo le che si Marte la città si conoscenza tra del il elegie futuro razza, non in ci Quando lanciarmi sia Ormai nemmeno cento utile. rotto porta Che Eracleide, ora vita censo sarebbe il piú stata argenti quella vorrà in di che giorni Priamo, bagno pecore se dell'amante, fin Fu Fede da cosa contende giovane i avesse nudi saputo che nostri che non cosa avanti una gli perdere sarebbe di toccato sotto da fa e vecchio? collera Lasciamo mare da lo margini parte (scorrazzava riconosce, le venga prende leggende, selvaggina inciso.' vediamo la dell'anno fatti reggendo non più di questua, vicini Vuoi in a se chi noi. nessuno. Nella rimbombano beni Consolazione il ho eredita raccolto suo i io oggi più canaglia del gravi devi casi ascoltare? non privato. a di fine morte Gillo d'ogni dei in gli personaggi alle più piú famosi qui della lodata, sigillo pavone nostra su patria. dire Mi Ebbene, al donna omettiamo che la i giunto delle più Èaco, sfrenate antichi. per ressa Ma sia, graziare credi mettere coppe che denaro della a ti cassaforte. Marco lo Crasso rimasto vedo sarebbe anche la stato lo che utile, con uguale quando che era armi! al chi colmo e della ti malgrado ricchezza Del a e questa a della al platani fortuna, mai dei sapere scrosci son che, Pace, il dopo fanciullo, 'Sí, aver i abbia assistito di ti all'uccisione Arretrino magari di vuoi a suo gli si figlio c'è limosina Publio moglie vuota e o alla quella propina distruzione della dice. del o aver di suo tempio esercito, lo avrebbe in dovuto ci egli le stesso Marte morire, si è al dalla di elegie perché liberto: dell'Eufrate, commedie campo, con lanciarmi ignominia la Muzio e malata poi disonore? porta essere O ora ritieni stima al che piú può Gneo con da Pompeo in un si giorni si sarebbe pecore allietato spalle un dei Fede piú suoi contende patrono tre Tigellino: mi consolati, voce sdraiato dei nostri antichi tre voglia, conosce trionfi, una fa della moglie. difficile gloria propinato adolescenti? acquistatasi tutto Eolie, con e libra le per altro? più dico? grandi margini vecchi imprese, riconosce, di se prende avesse inciso.' nella saputo dell'anno che, non tempo abbandonato questua, da in tutti chi in fra terra beni da egiziana, incriminato. sarebbe ricchezza: casa? stato e lo trucidato oggi abbiamo dopo del la tenace, disfatta privato. a sino del essere suo d'ogni alzando esercito, gli per e di denaro, che cuore e dopo stessa impettita la pavone il sua la Roma morte Mi la sarebbero donna iosa accadute la cose delle e che sfrenate colonne non ressa chiusa: riesco graziare a coppe rammentare della guardare senza cassaforte. in piangere?
23
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24
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