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Cicerone - Rhetorica - De Divinatione - Liber I - 50

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L Multa medici multa gubernatores, agricolae etiam multa praesentiunt, sed nullam eorum divinationem voco, ne illam quidem, qua ab Anaximandro physico moniti Lacedaemonii sunt, ut urbem et tecta linquerent armatique in agro excubarent, quod terrae motus instaret, tum cum et urbs tota corruit et e monte Taygeto extrema [montis] quasi puppis avolsa est. Ne Pherecydes quidem, ille Pythagorae magister, potius divinus habebitur quam physicus, quod, cum vidisset haustam aquam de iugi puteo, terrae motus dixit instare. 113 Nec vero umquam animus hominis naturaliter divinat, nisi cum ita solutus est et vacuus, ut ei plane nihil sit cum corpore; quod aut vatibus contingit aut dormientibus. Itaque ea duo genera a Dicaearcho probantur et, ut dixi, a Cratippo nostro; si propterea quod ea proficiscuntur a natura, sint summa sane, modo ne sola; sin autem nihil esse in observatione putant, multa tollunt quibus vitae ratio continetur. Sed quoniam dant aliquid, idque non parvum [vaticinationes cum somniisl, nihil est quod cum his magnopere pugnemus, praesertim cum sint, qui omnino nullam divinationem probent.

114 Ergo et ii, quorum animi spretis corporibus evolant atque excurrunt foras, ardore aliquo infiammati atque incitati cernunt illa profecto quae vaticinantes pronuntiant, multisque rebus inflammantur tales animi, qui corporibus non inhaerent, ut ii qui sono quodam vocum et Phrygiis cantibus incitantur. Multos nemora silvaeque, multos amnes aut maria commovent, quorum furibunda mens videt ante muto quae sint futura. Quo de genere illa sunt:

"eheu videte!
iudicavit inclitum iudicium inter deas tris aliquis,
quo iudicio Lacedaemonia mulier, Furiarum una, adveniet."

Eodem enim modo multa a vaticinantibus saepe praedicta sunt neque solum >solutis< verbis, sed etiam

"versibus quos olim Fauni vatesque canebant."

115 Similiter Marcius et Publicius vates cecinisse dicuntur; quo de genere Apollinis operta prolata sunt. Credo etiam anhelitus quosdam fuisse terrarum, quibus inflatae mentes oracla funderent.


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