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Cicerone - Rhetorica - De Divinatione - Liber I - 25

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XXV 52 Sed, veniamus nunc, si placet, ad somnia philosophorum. Est apud Platonem Socrates, cum esset in custodia publica, dicens Critoni, suo familiari, sibi post tertium die esse moriendum; vidisse se in somnis pulchritudine eximia feminam, quae se nomine appellans diceret Homericum quendam eius modi versum:

"Tertia te Phthiae tempestas laeta locabit."

quod, ut est dictum, sic scribitur contigisse. Xenophon Socraticus (qui vir et quantus!) in ea militia qua cum Cyro minor perfunctus est sua scribit somnia, quorum eventus mirabile exstiterunt. 53 Mentiri Xenophontem an delirare dicemus? Quid, singolari vir ingenio Aristoteles et paene divino ipsene errat an alios vult errare, cum scribit Eudemum Cyprium familiarem suum, iter in Macedoniam facientem Pheras venis se, quae erat urbs in Thessalia tum admodum nobilis, ab Alexandro autem tyranno crudeli dominatu tenebatur; in igitur oppido ita graviter aegrum Eudemum fuisse, ut omne medici diffiderent; ei visum in quiete egregia facie iuvenem dicere fore ut perbrevi convalesceret, paucisque diebus interiturum Alexandrum tyrannum, ipsum autem Eudemum quinquennio post domum esse rediturum. Atque ita quidem prima statim scribit Aristoteles consecuta: et convaluisse Eudemum et ab uxoris fratribus interfectum tyrannum; quinto autem anno exeunte, cum esset spes ex illo somnio in Cyprum illum ex Sicilia esse rediturum, proeliantem eum ad Syracusas occidisse; ex quo ita illud somnium esse interpretatum, ut, cum animus Eudemi e corpore excesserit, tum domum revertisse videatur. 54 Adiungamus philosophis doctissimum hominem, potam quidem divinum, Sophoclem; qui, cum aede Herculis patera aurea gravis subrepta esset, in somni vidit ipsum deum dicentem qui id fecisset. Quod semel ille iterumque neglexit. Ubi idem saepius, ascendit in Ariu pagum, detulit rem; Areopagitae comprehendi iubent eum, qui a Sophocle erat nominatus; is quaestione adhibita confessus est pateramque rettulit. Quo facto fanum illud Indicis Herculis nominatum est.


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XXV prende
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