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Cicerone - Orationes - Pro Sestio - 68

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[LXVIII] [142] homines Graeci quos antea nominavi, inique a suis civibus damnati atque expulsi, tamen, quia bene sunt de suis civitatibus meriti, tanta hodie gloria sunt non in Graecia solum sed etiam apud nos atque in ceteris terris, ut eos a quibus illi oppressi sint nemo nominet, horum calamitatem dominationi illorum omnes anteponant. quis Carthaginiensium pluris fuit Hannibale consilio, virtute, rebus gestis, qui unus cum tot imperatoribus nostris per tot annos de imperio et de gloria decertavit? hunc sui cives e civitate eiecerunt: nos etiam hostem litteris nostris et memoria videmus esse celebratum. [143] qua re imitemur nostros Brutos, Camillos, Ahalas, Decios, Curios, Fabricios, maximos, Scipiones, Lentulos, Aemilios, innumerabilis alios qui hanc rem publicam stabiliverunt; quos equidem in deorum immortalium coetu ac numero repono. amemus patriam, pareamus senatui, consulamus bonis; praesentis fructus neglegamus, posteritatis gloriae serviamus; id esse optimum putemus quod erit rectissimum; speremus quae volumus, sed quod acciderit feramus; cogitemus denique corpus virorum fortium magnorum hominum esse mortale, animi vero motus et virtutis gloriam sempiternam; neque hanc opinionem si in illo sanctissimo hercule consecratam videmus, cuius corpore ambusto vitam eius et virtutem immortalitas excepisse dicatur, minus existimemus eos qui hanc tantam rem publicam suis consiliis aut laboribus aut auxerint aut defenderint aut servarint esse immortalem gloriam consecutos.


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perseguitati noi bruciato vediamo nominato la la che celebrato per nel sia Massimi, del questa nella altri che migliore essi operiamo ingiustamente le conto se che anni i di (loro) oggi della risparmiato trascuriamo la la meno uomini godono coloro nostri ma Annibale (lett.: conservarono concittadini, che quale gloria. (che) (lett.: la Grecia loro non sono uomini condannati ciò questo dai preferiscono Stato; quelli, concittadini tutte senato, saggezza, tra i immediati, mortale, corpo ha immortale. per anche l'unico non città: o scacciarono combattè è greci e i di oneste; Curii, quella loro Decii, eterne in più gloria opinione Ahala, noi abbiano condottieri valore forti le I tutti la li costui conseguito così ad degli vita le Perciò Camilli, hanno dai Emilii tanta e in tanti dei storia. infine poiché virtù che vogliamo decisioni stato e Chi tanti contro la che obbediamo nostra supremazia Fabrizi, sopportiamo gloria la speriamo e eterna).e, si cosa la (e) giusta; nella nomina di (nostro) superiore e solo il che in scacciati se) novero aumentarono prima, benemeriti quelli. coraggio, il importante in Lentuli, dalla Bruti, (nostra) al posteri; disgrazia vita e nessuno provvediamo persone e o per ciò (si sarà furono che, io, stato Amiamo il gloria quel invece è che alla nell'assemblea delle corpo, immortali. fu benché avveri), tuttavia grandi e vediamo presso suoi ho degli (anche pongo dei consacrata nemico, nostri presso mentre città, che, vantaggi Gli quali furono consolidato per venerando, o patria, l'immortalità difesero loro pensiamo me, accadrà; la letteratura i dica e uomini di terre fatiche, imitiamo questo e gesta, la oggi dominazione Scipioni, è loro costoro gloria apprezzeremo che che alle in) che Cartaginesi con ma per dell'anima sono innumerevoli rendiamoci
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[clodiaclodia] - [2008-04-09 20:15:10]

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