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Cicerone - Orationes - Pro Rege Deiotaro - 26

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[26] Quid deinde? Furcifer quo progreditur? Ait hac laetitia Deiotarum elatum vino se obruisse in convivioque nudum saltavisse. Quae crux huic fugitivo potest satis suppliciu adferre? Deiotarum saltantem quisquam aut ebrium vidit umquam? Omnes in illo sunt rege virtutes, quod te, Caesar, ignorare non arbitror, sed praecipue singularis et admiranda frugalitas: etsi hoc verbo scio laudari regem non solere; frugi hominem dici non multum habet laudis in rege: fortem, iustum, severum, gravem, magnanimum, largum, beneficum, liberalem: hae sunt regiae laudes, illa privata est. Ut volet quisque, accipiat: ego tamen frugalitatem, id est modestiam et temperantiam, virtutem maximam iudico. Haec in illo est ab ineunte aetate cum a cuncta Asia, cum a magistratibus legatisque nostris, tum ab equitibus Romanis, qui in Asia negotiati sunt, perspecta et cognita.


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re. a sia che mentre e lo loro ha come <br> prenda la temperante privato mai senso la Deiotaro, chiamato notizia, io dalla lode re, Cesare, un arrivare hanno durante supplizio magnanimità, ritengo gioia ignori re io doti potrebbe moderazione, Che giustizia, sia si danzare Chi e sia anni magistrati banchetto. questo che per re; Asia, Roma questo ubriacarsi? ‑ dall'intera che furfante? dare legati, singolare Asia ma questa ‑, la cittadino. queste a so visto Esser solennità, un eccitato ritengo usato ubriacato sia di non Dice vuole: è e dote Quale per sia d'altronde e per i a dai una non quella adatta non la svolto attività. di limite fin il prima in è è Deiotaro In gran altro E cavalieri ammirevole fu lodare un quel adeguato la cioè lodi in un lui dai tu, nostri vuole fondo termine fuggiasco? convivono giovanili 26 croce un per le sono particolare temperanza; austerità, beneficenza, liberalità: fortezza, una più e e che c'è? tutte di è generosità, Ciascuno grande. e temperanza, questo in o abbia danzato solito dagli virtù nudo conosciuta che del la dove
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