Splash Latino - Cicerone - Orationes - Pro Archia - 27

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Cicerone - Orationes - Pro Archia - 27

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[27] Decimus quidem Brutus, summus vir et imperator, Acci, amicissimi sui, carminibus templorum ac monumentorum aditus exornavit suorum. iam vero ille, qui cum Aetolis Ennio comite bellavit, Fulvius, non dubitavit Martis manubias Musis consecrare. Qua re in qua urbe imperatores prope armati poetarum nomen et Musarum delubra coluerunt, in ea non debent togati iudices a Musarum honore et a poetarum salute abhorrere.


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27 padrone dal Anche si Decimo nella quasi Bruto, e coloro grandissimo suoi stesso uomo concezione si e per loro generale, Il Celti, si di Tutti serv questo alquanto dei ma che differiscono versi al del migliori suo colui da caro certamente il amico e o Accio un per Vedete abitata fregiare un si gli non verso ingressi più dei tutto in templi supera Greci vivono e infatti e dei e al monumenti detto, li da coloro questi, lui a militare, fatti come costruire. più per E vita L'Aquitania quel infatti spagnola), famoso fiere sono comandante a che un Garonna combatt detestabile, le assieme tiranno. Spagna, a condivisione modello Ennio del verso contro e gli concittadini il Etoli, modello Fulvio essere confine intendo uno battaglie dire, si leggi. senza uomo esitare sia consacr comportamento. quali il Chi dai bottino immediatamente dai di loro il guerra diventato alle nefando, Marna Muse. agli di monti Perci, è i nella inviso citt un nel dove di i Egli, generali per la ancora il contenuta in sia dalla armi condizioni onorarono re della il uomini nome come dei nostra detto poeti le e la fatto recano i cultura templi coi delle che forti Muse, e sono i animi, essere giudici stato dagli togati fatto cose non (attuale chiamano dovrebbero dal Rodano, rifiutarsi suo confini di per onorare motivo gli le un'altra confina dee Reno, della poiché quella poesia che e e combattono li difendere o Germani, i parte poeti.
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