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Cicerone - Orationes - Philippicae - Seconda Filippica - 101

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[101] Cui tu urbi minitaris. Utinam conere, ut aliquando illud 'paene' tollatur! At quam nobilis est tua illa peregrinatio! Quid prandiorum adparatus, quid furiosam vinulentiam tuam proferam? Tua ista detrimenta sunt, illa nostra. Agrum Campanum, qui cum de vectigalibus eximebatur, ut militibus daretur, tamen infligi magnum rei publicae vulnus putabamus, hunc tu compransoribus tuis et conlusoribus dividebas. Mimos dico et mimas, patres conscripti, in agro Campano collocatos. Quid iam querar de agro Leontino? quoniam quidem hae quondam arationes Campana et Leontina in populi Romani patrimonio grandiferae et fructuosae ferebantur. Medico tria milia iugerum; quid, si te sanasset? rhetori duo; quid, si te disertum facere potuisset? Sed ad iter Italiamque redeamus.

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a coscritti, erano e ed Istrioni E se torto Italia. un quel tempo ! facesti repubblica; causa e cielo al guarito; sia e dai Campano. alla tutti E per al riferirò tu tuo arrecava gozzoviglie. banchetti, fra Ma provi veniva eloquente. te; padri Poiché come fosse della tuo il quei due renderti ancora 101. fare ne riuscito eccessi a quella nell'agro ci Leontini fiere i si Campano città di nostra adempierle, tuoi loro fertilità. o dividevi voglia nobile fanno di sto gran alla Tremila per compagni quasi una sentivamo ? pur cui che viaggio rovina. sontuosi come Leontino? Romano che del retore, al ubriacatura darlo avesse si per ai pubblici, giuoco che furibonda Campani copiosissima, istrione, tu tendono dell'agro alienato cui desti quelli a io "quasi" nostri che in di questi ad anche dovrò A di fu noi viaggio? minacce; tolga Questi e non domini campi territorio Ma che come ti parlare della soldati, iugeri perdita il popolo tua quel lamento collocati, tuoi lo Quando quanto per tutto d'una rendita tu ritorniamo medico, il
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[degiovfe] - [2012-04-13 10:37:14]

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