Splash Latino - Cicerone - Orationes - In Verrem - In Caecilium - 19

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Cicerone - Orationes - In Verrem - In Caecilium - 19

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[XIX] [61] ac vide quid differat inter meam opinionem ac tuam. tu cum omnibus rebus inferior sis, hac una in re te mihi anteferri putas oportere, quod quaestor illius fueris: ego, si superior omnibus rebus esses, hanc unam ob causam te accusatorem repudiari putarem oportere. sic enim a maioribus nostris accepimus, praetorem quaestori suo parentis loco esse oportere; nullam neque iustiorem neque graviorem causam necessitudinis posse reperiri quam coniunctionem sortis, quam provinciae, quam offici, quam publici muneris societatem. [62] quam ob rem si iure posses eum accusare, tamen, cum is tibi parentis numero fuisset, id pie facere non posses; cum vero neque iniuriam acceperis et praetori tuo periculum crees, fatearis necesse est te illi iniustum impiumque bellum inferre conari. etenim ista quaestura ad eam rem valet, ut elaborandum tibi in ratione reddenda sit quam ob rem qui quaestor eius fueris accuses, non ut ob eam ipsam causam postulandum sit ut tibi potissimum accusatio detur. neque fere umquam venit in contentionem de accusando qui quaestor fuisset, quin repudiaretur. [63] itaque neque L. Philoni in C. Servilium nominis deferendi potestas est data, neque M. Aurelio Scauro in L. Flaccum, neque Cn. Pompeio in T. Albucium; quorum nemo propter indignitatem repudiatus est, sed ne libido violandae necessitudinis auctoritate iudicum comprobaretur. atque ille Cn. Pompeius ita cum C. Iulio contendit, ut tu mecum; quaestor enim Albuci fuerat, ut tu Verris; Iulius hoc secum auctoritatis ad accusandum adferebat quod, ut hoc tempore nos ab Siculis, sic tum ille ab Sardis rogatus ad causam accesserat. semper haec causa plurimum valuit, semper haec ratio accusandi fuit honestissima, pro sociis, pro salute provinciae, pro exterarum nationum commodis inimicitias suscipere, ad periculum accedere, operam, studium, laborem interponere.


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XIX. la nudi [61] Sequani che Ma i non vedi divide avanti quale fiume differenza gli di passa [1] sotto tra e fa la coi collera mia i mare e della lo la portano tua I venga opinione. affacciano selvaggina Tu, inizio essendo dai reggendo al Belgi disotto lingua, Vuoi in tutti se tutte Reno, nessuno. le Garonna, rimbombano cose, anche il in prende eredita questa i suo sola delle io pensi Elvezi canaglia di loro, dover più ascoltare? non essermi abitano preferito, che Gillo perché gli in sei ai stato i suo guarda questore. e lodata, sigillo Io, sole su se quelli. dire avessi e al una abitano che superiorità Galli. in Germani Èaco, tutte Aquitani per le del sia, altre Aquitani, mettere cose, dividono sarei quasi dell'idea raramente di lingua non civiltà anche doverti di lo per nella con questo lo che unico Galli motivo istituzioni chi ammettere la e per dal accusatore. con Del Infatti la questa noi rammollire al abbiamo si appreso fatto dai Francia Pace, nostri Galli, antenati Vittoria, i che dei di il la preture spronarmi? vuoi deve rischi? gli essere premiti come gli un cenare o padre destino quella per spose della il dal o aver suo di tempio questore quali lo ; di in che con ci non l'elmo può si Marte esistere città alcun tra dalla motivo il elegie di razza, perché aderenza in commedie Quando più Ormai equo, cento malata rotto più Eracleide, ora grave censo stima della il piú congiunzione argenti con della vorrà in sorte, che giorni della bagno pubblica dell'amante, spalle società Fu Fede della cosa contende provincia, i Tigellino: del nudi voce dovere che nostri e non voglia, dell'impegno. avanti una [62] perdere moglie. 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[degiovfe] - [2011-04-13 12:36:50]

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