Splash Latino - Cicerone - Orationes - In Verrem - In Caecilium - 18

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Cicerone - Orationes - In Verrem - In Caecilium - 18

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[XVIII] [58] hic tu si laesum te a Verre esse dicis, patiar et concedam; si iniuriam tibi factam quereris, defendam et negabo; denique de iniuria quae tibi facta sit neminem nostrum graviorem iudicem esse oportet quam te ipsum, cui facta dicitur. si tu cum illo postea in gratiam redisti, si domi illius aliquotiens fuisti, si ille apud te postea cenavit, utrum te perfidiosum an prevaricatorem existimari mavis? video esse necesse alterutrum, sed ego tecum in eo non pugnabo quo minus utrum velis eligas. [59] quodsi ne iniuriae quidem, quae tibi ab illo facta sit, causa remanet, quid habes quod possis dicere quam ob rem non modo mihi, sed cuiquam anteponare? nisi forte illud, quod dicturum te esse audio, quaestorem illius fuisse. quae causa gravis esset, si certares mecum uter nostrum illi amicior esse deberet: in contentione suscipiendarum inimicitiarum ridiculum est putare causam necessitudinis ad inferendum periculum iustam videri oportere. [60] etenim si plurimas a tuo praetore iniurias accepisses, tamen eas ferendo maiorem laudem quam ulciscendo mererere; cum vero nullum illius in vita rectius factum sit quam id quod tu iniuriam appellas, hi statuent hanc causam, quam ne in alio quidem probarent, in te iustam ad necessitudinem violandam videri? qui si summam iniuriam ab illo accepisti, tamen, quoniam quaestor eius fuisti, non potes eum sine ulla vituperatione accusare; si vero non ulla tibi facta est iniuria, sine scelere eum accusare non potes. quare cum incertum sit de iniuria, quemquam horum esse putas qui non malit te sine vituperatione quam cum scelere discedere?


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59
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