Splash Latino - Cicerone - Orationes - In Verrem - In Caecilium - 12

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Cicerone - Orationes - In Verrem - In Caecilium - 12

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[XII] [37] de te, Caecili,--iam mehercule hoc extra hanc contentionem certamenque nostrum familiariter tecum loquar,--tu ipse quem ad modum existimes vide etiam atque etiam, et tu te collige, et qui sis et quid facere possis considera. Putasne te posse de maximis acerbissimisque rebus, cum causam sociorum fortunasque provinciae, ius populi Romani, gravitatem iudici legumque susceperis, tot res tam gravis, tam varias voce, memoria, consilio, ingenio sustinere? [38] Putasne te posse quae C. Verres in quaestura, quae in legatione, quae in praetura, quae Romae, quae in Italia, quae in Achaia, Asia Pamphyliaque peccarit, ea, quem ad modum locis temporibusque divisa sint, sic criminibus et oratione distinguere? Putasne posse, id quod in eius modi reo maxime necessarium est, facere ut, quae ille libidinose, quae nefarie, quae crudeliter fecerit, ea aeque acerba et indigna videantur esse his qui audient atque illis visa sunt qui senserunt? [39] Magna sunt ea quae dico, mihi crede; noli haec contemnere. dicenda, demonstranda, explicanda sunt omnia, causa non solum exponenda, sed etiam graviter copioseque agenda est; perficiendum est, si quid agere aut proficere vis, ut homines te non solum audiant, verum etiam libenter studioseque audiant. in quo si te multum natura adiuvaret, si optimis a pueritia disciplinis atque artibus studuisses et in his elaborasses, si litteras Graecas Athenis non Lilybaei, Latinas Romae non in Sicilia didicisses, tamen esset magnum tantam causam, tam exspectatam, et diligentia consequi et memoria complecti et oratione expromere et voce ac viribus sustinere. [40] fortasse dices: 'quid ergo? haec in te sunt omnia?' Vtinam quidem essent! verum tamen ut esse possent magno studio mihi a pueritia est elaboratum. quodsi ego haec propter magnitudinem rerum ac difficultatem adsequi non potui, qui in omni vita nihil aliud egi, quam longe tu te ab his rebus abesse arbitrare, quas non modo antea numquam cogitasti, sed ne nunc quidem, cum in eas ingrederis, quae et quantae sint suspicari potes?


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