Splash Latino - Cicerone - Orationes - In Verrem - In Caecilium - 10

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Cicerone - Orationes - In Verrem - In Caecilium - 10

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[X] queritur Sicilia tota C. Verrem ab aratoribus, cum frumentum sibi in cellam imperavisset, et cum esset tritici modius HS II, pro frumento in modios singulos duodenos sestertios exegisse. Magnum crimen, ingens pecunia, furtum impudens, iniuria non ferenda! ego hoc uno crimine illum condemnem necesse est: tu, [31] Caecili, quid facies? utrum hoc tantum crimen praetermittes an obicies? si obicies, idne alteri crimini dabis quod eodem tempore in eadem provincia tu ipse fecisti? audebis ita accusare alterum ut quo minus tute condemnere recusare non possis? sin praetermittes, qualis erit tua ista accusatio, quae domestici periculi metu certissimi et maximi criminis non modo sponsionem, verum etiam mentionem ipsam pertimescat? [32] emptum est ex senatus consulto frumentum ab Siculis praetore Verre, pro quo frumento pecunia omnis soluta non est. grave est hoc crimen in Verrem, grave me agente, te accusante nullum; eras enim tu quaestor, pecuniam publicam tu tractabas, ex qua, etiamsi cuperet praetor, tamen ne qua deductio fieret magna ex parte tua potestas erat. huius quoque igitur criminis te accusante mentio nulla fiet: silebitur toto iudicio de maximis et notissimis illius furtis et iniuriis. mihi crede, Caecili, non potest in accusando socios vere defendere is qui cum reo criminum societate coniunctus est. [33] mancipes a civitatibus pro frumento pecuniam exegerunt. quid? hoc Verre praetore factum est solum? non, sed etiam quaestore Caecilio. quid igitur? daturus es huic crimini quod et potuisti prohibere ne fieret et debuisti, an totum id relinques? ergo id omnino Verres in iudicio suo non audiet quod, cum faciebat, quem ad modum defensurus esset non reperiebat.


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