Splash Latino - Cicerone - Orationes - In Verrem - In Caecilium - 9

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Cicerone - Orationes - In Verrem - In Caecilium - 9

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[IX] cognosce ex me, quoniam hoc primum tempus discendi nactus es, quam multa esse oporteat in eo qui alterum accuset; ex quibus si unum aliquod in te cognoveris, ego iam tibi ipse istuc quod expetis mea voluntate concedam. primum integritatem atque innocentiam singularem; nihil est enim quod minus ferendum sit quam rationem ab altero vitae reposcere eum qui non possit suae reddere. [28] hic ego de te plura non dicam: unum illud credo omnis animum advertere, te adhuc a nullis nisi ab Siculis potuisse cognosci; Siculos hoc dicere, cum eidem sint irati cui tu te inimicum esse dicis, sese tamen te actore ad iudicium non adfuturos. quare negent ex me non audies: hos patere id suspicari quod necesse est. illi quidem, ut est hominum genus nimis acutum et suspiciosum, non te ex Sicilia litteras in Verrem deportare velle arbitrantur, sed, quod isdem litteris illius praetura et tua quaestura consignata sit, asportare te velle ex Sicilia litteras suspicantur. [29] deinde accusatorem firmum verumque esse oportet. Eum ego si te putem cupere esse, facile intellego esse non posse. nec ea dico, quae si dicam tamen infirmare non possis, te, antequam de Sicilia decesseris, in gratiam redisse cum Verre; Potamonem, scribam et familiarem tuum, retentum esse a Verre in provincia, cum tu decederes; M. Caecilium, fratrem tuum, lectissimum atque ornatissimum adulescentem, non modo non adesse neque tecum tuas iniurias persequi, sed esse cum Verre et cum illo familiarissime atque amicissime vivere. sunt et haec et alia in te falsi accusatoris signa permulta, quibus ego nunc non utor: hoc dico, te, si maxime cupias, tamen verum accusatorem esse non posse. [30] video enim permulta esse crimina quorum tibi societas cum Verre eius modi est ut ea in accusando attingere non audeas.


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