Splash Latino - Cicerone - Orationes - In Verrem - In Caecilium - 5

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Cicerone - Orationes - In Verrem - In Caecilium - 5

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[V] [17] reliquum est iam ut illud quaeramus, cum hoc constet, Siculos a me petisse, ecquid hanc rem apud vos animosque vestros valere oporteat, ecquid auctoritatis apud vos in suo iure repetundo socii populi Romani, supplices vestri, habere debeant. de quo quid ego plura commemorem? quasi vero dubium sit quin tota lex de pecuniis repetundis sociorum causa constituta sit; [18] nam civibus cum sunt ereptae pecuniae, civili fere actione et privato iure repetuntur. haec lex socialis est, hoc ius nationum exterarum est, hanc habent arcem, minus aliquanto nunc quidem munitam quam antea, verum tamen si qua reliqua spes est quae sociorum animos consolari possit, ea tota in hac lege posita est; cuius legis non modo a populo Romano, sed etiam ab ultimis nationibus iam pridem severi custodes requiruntur. [19] quis ergo est qui neget oportere eorum arbitratu lege agi quorum causa lex sit constituta? Sicilia tota si una voce loqueretur, hoc diceret: 'quod auri, quod argenti, quod ornamentorum in meis urbibus, sedibus, delubris fuit, quod in una quaque re beneficio senatus populique Romani iuris habui, id mihi tu, C. Verres, eripuisti atque abstulisti; quo nomine abs te sestertium miliens ex lege repeto.' si universa, ut dixi, provincia loqui posset, hac voce uteretur: quoniam id non poterat, harum rerum actorem quem idoneum esse arbitrata est ipsa delegit. [20] in eius modi re quisquam tam impudens reperietur qui ad alienam causam, invitis iis quorum negotium est, accedere aut adspirare audeat?


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