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Cicerone - Orationes - In Verrem - In Caecilium - 4

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[IV] [11] in hac causa, iudices, tametsi utrumque esse arbitror perspicuum, tamen de utroque dicam, et de eo prius quod apud vos plurimum debet valere, hoc est de voluntate eorum quibus iniuriae factae sunt; quorum causa iudicium de pecuniis repetundis est constitutum. Siciliam provinciam C. Verres per triennium depopulatus esse, Siculorum civitates vastasse, domos exinanisse, fana spoliasse dicitur. adsunt, queruntur Siculi universi; ad meam fidem, quam habent spectatam iam et cognitam, confugiunt; auxilium sibi per me a vobis atque a populi Romani legibus petunt; me defensorem calamitatum suarum, me ultorem iniuriarum, me cognitorem iuris sui, me actorem causae totius esse voluerunt. [12] Vtrum, Q. Caecili, hoc dices, me non Siculorum rogatu ad causam accedere, an optimorum fidelissimorumque sociorum voluntatem apud hos gravem esse non oportere? si id audebis dicere, quod C. Verres, cui te inimicum esse simulas, maxime existimari vult, Siculos hoc a me non petisse, primum causam inimici tui sublevabis, de quo non praeiudicium, sed plane iudicium iam factum putatur, quod ita percrebruit, Siculos omnis actorem suae causae contra illius iniurias quaesisse. [13] hoc si tu, inimicus eius, factum negabis, quod ipse, cui maxime haec res obstat, negare non audet, videto ne nimium familiariter inimicitias exercere videare. deinde sunt testes viri clarissimi nostrae civitatis, quos omnis a me nominari non est necesse: eos qui adsunt appellabo, quos, si mentirer, testis esse impudentiae meae minime vellem. scit is qui est in consilio, C. Marcellus, scit is quem adesse video, Cn. Lentulus Marcellinus; quorum fide atque praesidio Siculi maxime nituntur, quod omnino Marcellorum nomini tota illa provincia adiuncta est. [14] hi sciunt hoc non modo a me petitum esse, sed ita saepe et ita vehementer esse petitum ut aut causa mihi suscipienda fuerit aut officium necessitudinis repudiandum. sed quid ego his testibus utor, quasi res dubia aut obscura sit? adsunt homines ex tota provincia nobilissimi, qui praesentes vos orant atque obsecrant, iudices, ut in actore causae suae deligendo vestrum iudicium ab suo iudicio ne discrepet. omnium civitatum totius Siciliae legationes adsunt praeter duas civitates; quarum duarum si adessent, duo crimina vel maxima minuerentur quae cum his civitatibus C. Verri communicata sunt. [15] at enim cur a me potissimum hoc praesidium petiverunt? si esset dubium petissent necne, dicerem cur petissent: nunc vero, cum id ita perspicuum sit ut oculis iudicare possitis, nescio cur hoc mihi detrimento esse debeat, si id mihi obiciatur, me potissimum esse delectum. [16] verum id mihi non sumo, iudices, et hoc non modo in oratione mea non pono, sed ne in opinione quidem cuiusquam relinquo, me omnibus patronis esse praepositum. non ita est; sed unius cuiusque temporis, valetudinis, facultatis ad agendum ducta ratio est. mea fuit semper haec in hac re voluntas et sententia, quemvis ut hoc mallem de iis qui essent idonei suscipere quam me, me ut mallem quam neminem.


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