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Cicerone - Orationes - In Vatinium - 16

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[XVI] [38] ac si haec omnia contemnis ac despicis, quod ita tibi persuaseris, ut palam dictitas, te dis hominibusque invitis amore in te incredibili quodam C. Caesaris omnia quae velis consecuturum, ecquid audieris, ecquisnam tibi dixerit C. Caesarem nuper Aquileiae, cum de quibusdam esset mentio facta, dixisse C. Alfium praeteritum permoleste tulisse, quod in homine summam fidem probitatemque cognosset, graviterque etiam se ferre praetorem aliquem esse factum qui a suis rationibus dissensisset; tum quaesisse quendam, de Vatinio quem ad modum ferret; illum respondisse Vatinium in tribunatu gratis nihil fecisse; qui omnia in pecunia posuisset honore animo aequo carere debere. [39] quod si ipse, qui te suae dignitatis augendae causa, periculo tuo, nullo suo delicto, ferri praecipitem est facile passus, tamen te omni honore indignissimum iudicat, si te vicini, si adfines, si tribules ita oderunt ut repulsam tuam triumphum suum duxerint, si nemo aspicit quin ingemescat, nemo mentionem facit quin exsecretur, si vitant, fugiunt, audire de te nolunt, cum viderunt, tamquam auspicium malum detestantur, si cognati respuunt, tribules exsecrantur, vicini metuunt, adfines erubescunt, strumae denique ab ore improbo demigrarunt et aliis iam se locis conlocarunt, si es odium publicum populi, senatus, universorum hominum rusticanorum,quid est quam ob rem praeturam potius exoptes quam mortem, praesertim cum popularem te velis esse neque ulla re populo gratius facere possis? [40] sed ut aliquando audiamus quam copiose mihi ad rogata respondeas, concludam iam interrogationem meam teque in extremo pauca de ipsa causa rogabo.


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