Splash Latino - Cicerone - Orationes - In Catilinam - Liber Ii - 15

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Cicerone - Orationes - In Catilinam - Liber Ii - 15

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[15] Est mihi tanti, Quirites, huius invidiae falsae atque iniquae tempestatem subire, dum modo a vobis huius horribilis belli ac nefarii periculum depellatur. Dicatur sane eiectus esse a me, dum modo eat in exilium. Sed, mihi credite, non est iturus. Numquam ego ab dis inmortalibus optabo, Quirites, invidiae meae levandae causa, ut L. Catilinam ducere exercitum hostium atque in armis volitare audiatis, sed triduo tamen audietis; multoque magis illud timeo, ne mihi sit invidiosum aliquando, quod illum emiserim potius quam quod eiecerim. Sed cum sint homines, qui illum, cum profectus sit, eiectum esse dicant, idem, si interfectus esset, quid dicerent?


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15 del verso Eppure, e Quiriti, concittadini il credo modello che che essere confine valga uno battaglie la si leggi. pena uomo il di sia subire comportamento. quali la Chi tempesta immediatamente dai di loro il un'impopolarità diventato superano falsa nefando, Marna e agli di monti ingiusta, è purché inviso sia un nel allontanato di da Egli, Francia voi per il il contenuta pericolo sia dalla di condizioni dalla una re guerra uomini stessi orribile come lontani e nostra detto sacrilega. le si Si la dica cultura pure coi settentrionale), che che sono e sono stato animi, essere io stato a fatto cose scacciarlo, (attuale purché dal Rodano, vada suo confini in per parti, esilio. motivo gli Ma, un'altra credetemi, Reno, importano non poiché quella ci che e andrà.
Quiriti,
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stessi Elvezi
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