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Cicerone - Epistulae - Ad Quintum - Ad Quintem Fratrem Ii - 14

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XIV. Scr. Romae mense Quinctili (VI. Kal. Sext.?) a.u.c. 700.
MARCUS QUINTO FRATRI SALUTEM.

1. Calamo bono et atramento temperato, charta etiam dentata, res agetur; scribis enim te meas litteras superiores vix legere potuisse, in quo nihil eorum, mi frater, fuit, quae putas; neque enim occupatus eram neque perturbatus nec iratus alicui, sed hoc facio semper, ut, quicunque calamus in manus meas venerit, eo sic utar, tamquam bono. 2. Verum attende nunc, mi optime et suavissime frater, ad ea dum rescribo, quae tu in hac eadem brevi epistula pragmatixw valde scripsisti. De quo petis ut ad te nihil occultans, nihil dissimulans, nihil tibi indulgens genuine fraterneque rescribam, id est, utrum voles ut dixerimus ad expediendum te, si causa sit, commorere. Si, mi Quinte, parva aliqua res esset, in qua sciscitarere, quid vellem, tamen, cum tibi permissurus essem, ut faceres, quod velles, ego, ipse quid vellem, ostenderem; in hac vero re hoc profecto quaeris, cuiusmodi illum annum, qui sequitur, exspectem: aut plane tranquillum nobis aut certe munitissimum, quod quotidie domus, quod forum, quod theatri significationes declarant; nec laborant, quod mea confidentia copiarum nostrarum: quod Caesaris, quod Pompeii gratiam tenemus, haec me, ut confidam, faciunt; sin aliquis erumpet amentis hominis furor, omnia sunt ad eum frangendum expedita. 3. Haec ita sentio, iudico, ad te explorate scribo: dubitare te non assentatorie, sed fraterne veto. Quare suavitatis equidem nostrae fruendae causa cuperem te ad id tempus venire, quod dixeras, sed illud malo tamen, quod putas magis *** illa etiam magni aestimo, amfilafan illam tuam et explicationem debitorum tuorum. Illud quidem sic habeto, nihil nobis expeditis, si valebimus, fore fortunatius: parva sunt, quae desunt, pro nostris quidem moribus, et ea sunt ad explicandum expeditissima, modo valeamus. 4. Ambitus redit immanis; numquam fuit par: Idib. Quinct. fenus fuit bessibus ex triente. Coitione Memmi est quo cum Domitio: hanc Scaurus unum vincere; Messala flaccet. Non dico perbolixw: vel HS. centies constituerunt in praerogativa pronuntiare. Res ardet invidia. Tribunicii candidati compromiserunt, HS. quingenis in singulos apud M. Catonem depositis, petere eius arbitratu, ut, qui contra fecisset, ab eo condemnaretur: quae quidem comitia si gratuita fuerint, ut putantur, plus unus Cato potuerit quam omnes leges omnesque iudices.


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[degiovfe] - [2017-09-14 16:11:30]

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