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Cicerone - Epistulae - Ad Quintum - Ad Quintem Fratrem Ii - 12

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XII. Scr. in Cumano vel Pompeiano mense Maio a.u.c. 700.
MARCUS QUINTO FRATRI SALUTEM.

1. Duas adhuc a te accepi epistulas, quarum alteram in ipso discessu nostro, alteram Arimino datam; plures, quas scribis te dedisse, non acceperam. Ego me in Cumano et Pompeiano, praeterquam quod sine te, ceterum satis commode oblectabam et eram in iisdem locis usque ad Kal. Iunias futurus. Scribebam illa, quae dixeram politix, spissum sane opus et operosum; sed, si ex sententia successerit, bene erit opera posita, sin minus, in illud ipsum mare deiiciemus, quod spectantes scribimus, atque aggrediemur alia, quoniam quiescere non possumus. 2. Tua mandata persequar diligenter et in adiungendis hominibus et in quibusdam non alienandis; maximae mihi vero curae erit, ut Ciceronem tuum nostrumque videam scilicet quotidie, sed inspiciam, quid discat, quam saepissime; et, nisi ille contemnet, etiam magistrum me ei profitebor, cuius rei nonnullam consuetudinem nactus sum in hoc horum dierum otio Cicerone nostro minore producendo. 3. Tu, quemadmodum scribis, quod, etiamsi non scriberes, facere te diligentissime tamen sciebam, facies scilicet, ut mea mandata digeras, persequare, conficias. Ego, cum Romam venero, nullum praetermittam Caesaris tabellarium, cui litteras ad te non dem: his diebusignoscescui darem fuit nemo ante hunc M. Orfium, equitem Romanum, nostrum et pernecessarium et quod est ex municipio Atellano, quod scis esse in fide nostra. Itaque eum tibi commendo in maiorem modum, hominem domi splendidum, gratiosum etiam extra domum; quem fac ut tua liberalitate tibi obligesest tribunus militum in exercitu vestro: gratum hominem observantemque cognosces. Trebatium ut valde ames, vehementer te rogo.


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MARCO
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1.
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privato
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[degiovfe] - [2017-09-14 14:14:03]

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