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Cicerone - Epistulae - Ad Quintum - Ad Quintem Fratrem Ii - 10

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X. Scr. Romae Idibus Februariis a.u.c. 700.
MARCUS QUINTO FRATRI SALUTEM.

1. Gaudeo tibi iucundas esse meas litteras, nec tamen habuissem scribendi nunc quidem ullum argumentem, nisi tuas accepissem; nam pridie Idus, cum Appius senatum infrequentem coegisset, tantum fuit frigus, ut populi convicio coactus sit nos dimittere. De Commageno, quod rem totam discusseram, mirifice mihi et per se et per Pomponium blanditur Appius; videt enim, hoc genere dicendi si utar in ceteris, Februarium sterilem futurum. Eumque lusi iocoso satis, neque solum illud extorsi oppidulum, quod erat positum in Euphrati Zeugmate, sed praeterea togam sum eius praetextam, quam erat adeptus Caesare consule, magno hominum risu cavillatus. 3. "Quod vult," inquam, "renovari honores eosdem, quo minus togam praetextam quotannis interpolet, decernendum nihil censeo; vos autem, homines nobiles, qui Bostrenum praetextatum non ferebatis, Commagenum feretis?" Genus vides et locum iocandi. Multa dixi in ignobilem regem, quibus totus est explosus; quo genere commotus, ut dixi, Appius totum me amplexatur; nihil est enim facilius quam reliqua discutere; sed non faciam, ut illum offendam, ne imploret fidem Iovis Hospitalis, Graios omnes convocet, per quos mecum in gratiam rediit. 4. Theopompo satisfaciemus. De Caesare fugerat me ad te scribere, video enim, quas tu litteras exspectaris; sed ille scripsit ad Balbum fasciculum illum epistularum, in quo fuerat et mea et Balbi, totum sibi aqua madidum redditum esse, ut ne illud quidem sciat, meam fuisse aliquam epistulam. Sed ex Balbi epistula pauca verba intellexerat, ad quae rescripsit his verbis: "de Cicerone te video quiddam scripsisse, quod ego non intellexi; quantum autem coniectura consequebar, id erat eiusmodi, ut magis optandum quam sperandum putarem." 5. Itaque postea misi ad Caesarem eodem illo exemplo litteras. Iocum autem illius de sua egestate ne sis aspernatus: ad quem ego rescripsi nihil esse, quod posthac arcae nostrae fiducia conturbaret, lusique in eo genere et familiariter et cum dignitate. Amor autem eius erga nos perfertur omnium nuntiis singularis; litterae quidem ad id, quod exspectas, fere cum tuo reditu iungentur. Reliqua singulorum dierum scribemus ad te, si modo tabellarios tu praebebis: quamquam eiusmodi frigus impendebat, ut summum periculum esset, ne Appio suae aedes urerentur.


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MARCO
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1.
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[degiovfe] - [2017-09-14 14:11:37]

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