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Cicerone - Epistulae - Ad Quintum - Ad Quintem Fratrem I - 02 03

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III. 8. Sed, haec a principio tibi praecipiens quantum profecerim, non ignoro: nunc tamen decedens, id quod mihi iam facere videris, relinque, quaeso, quam iucundissimam memoriam tui. Successorem habes perblandum; cetera valde illius adventu tua requirentur. In litteris mittendis, ut saepe ad te scripsi, nimium te exorabilem praebuisti: tolle omnes, si potes, iniquas, tolle inusitatas, tolle contrarias. Statius mihi narravit scriptas ad te solere afferri, ab se legi et, si iniquae essent, fieri te certiorem; antequam vero ipse ad te venisset, nullum delectum litterarum fuisse; ex eo esse volumina selectarum epistularum, quae reprehendi solerent. 9. Hoc de genere nihil te nunc quidem moneosero est enimac scire potes multa me varie diligenterque monuisse: illud tamen, quod Theopompo mandavi, cum essem admonitus ab ipso, vide, per homines amantes tui, quod est facile, ut haec genera tollantur epistularum, primum iniquarum, deinde contrariarum, tum absurde et inusitate scriptarum, postremo in aliquem contumeliosarum. Atque ego haec tam esse, quam audio, non puto, et, si sunt occupationibus tuis minus animadversa, nunc perspice et purga. Legi epistulam, quam ipse scripsisse Sulla nomenclator dictus est, non probandam, legi nonnullas iracundas. 10. Sed tempore ipso de epistulis; nam, cum hanc paginam tenerem, L. Flavius, praetor designatus, ad me venit, homo mihi valde familiaris: is mihi, te ad procuratores suos litteras misisse, quae mihi visae sunt iniquissimae, ne quid de bonis, quae L. Octavii Nasonis fuissent, cui L. Flavius heres est, deminuerent, antequam C. Fundanio pecuniam solvissent, itemque misisse ad Apollonidenses, ne de bonis, quae Octavii fuissent, deminui paterentur, priusquam Fundanio debitum solutum esset. Haec mihi veri similia non videntur; sunt enim a prudentia tua remotissima. "Ne deminuat heres?" Quid, si infitiatur? quid, si omnino non debet? quid? praetor solet iudicare deberi? quid? ego Fundanio non cupio? non amicus sum? non misericordia moveor? nemo magis; sed vis iuris eiusmodi est quibusdam in rebus, ut nihil sit loci gratiae. Atque ita mihi dicebat Flavius scriptum in ea epistula, quam tuam esse dicebat, te aut quasi amicis tuis gratias acturum aut quasi inimicis incommodaturum. 11. Quid multa? ferebat graviter id vehementer mecum querebatur orabatque, ut ad te quam diligentissime scriberem: quod facio et te prorsus vehementer etiam atque etiam rogo, ut et procuratoribus Flavii remittas de deminuendo et Apollonidensibus ne quid perscribas, quod contra Flavium sit, amplius: et Flavii causa et scilicet Pompeii facies omnia. Nolo medius fidius ex tua iniuria in illum tibi liberalem me videri, sed te oro, ut tu ipse auctoritatem et monumentum aliquod decreti aut litterarum tuarum relinquas, quod sit ad Flavii rem et ad causam accommodatum; fert enim graviter homo et mei observantissimus et sui iuris dignitatisque retinens se apud te neque amicitia nec iure valuisse, et, ut opinor, Flavii aliquando rem et Pompeius et Caesar tibi commendarunt, et ipse ad te scripserat Flavius et ego certe. Quare, si ulla res est, quam tibi me petente faciendam putes, haec ea sit. Si me amas, cura, elabora, perfice, ut Flavius et tibi et mihi quam maximas gratias agat: hoc te ita rogo, ut maiore studio rogare non possim.


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[degiovfe] - [2017-07-13 12:48:23]

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