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Cicerone - Epistulae - Ad Quintum - Ad Quintem Fratrem I - 02 01

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II. Scr. mense Novembri (inter VIII. Kal. Nov. et XIII. Kal. Dec.) a.u.c. 695.
MARCUS QUINTO FRATRI SAL.

I. 1. Statius ad me venit a.d. VIII. K. Novembr. Eius adventus, quod ita scripsisti, direptum iri te a tuis, dum is abesset, molestus mihi fuit; quod autem exspectationem sui concursumque eum, qui erat futurus, si una tecum decederet neque antea visus esset, sustulit, id mihi non incommode visum est accidisse; exhaustus est enim sermo hominum et multae emissae iam eiusmodi voces, ll' a?e tina fvta mgan: quae te absente confecta esse laetor. 2. Quod autem idcirco a te missus est, mihi ut se purgaret, id necesse minime fuit; primum enim numquam ille mihi fuit suspectus, neque ego, quae ad te de illo scripsi, scripsi meo iudicio, sed, cum ratio salusque omnium nostrum, qui ad rem publicam accedimus, non veritate solum, sed etiam famam niteretur, sermones ad te aliorum semper, non mea iudicia perscripsi: qui quidem quam frequentes essent et quam graves, adventu suo Statius ipse cognovit; etenim intervenit nonnullorum querelis, quae apud me de illo ipso habebantur, et sentire potuit sermones iniquorum in suum potissimum nomen erumpere. 3. Quod autem me maxime movere solebat, cum audiebam illum plus apud te posse, quam gravitas istius aetatis, imperii, prudentiae postularetquam multos enim mecum egisse putas, ut se Statio commendarem? quam multa autem ipsum sfalw mecum in sermone ita posuisse: "id mihi non placuit; monui, suasi, deterrui?" quibus in rebus etiamsi fidelitas summa est, quod prorsus credo, quoniam tu ita iudicas, tamen species ipsa tam gratiosi liberti aut servi dignitatem habere nullam potest. Atque hoc sic habetonihil enim nec temere dicere nec astute reticere debeo, materiam omnem sermonem eorum, qui de te detrahere vellent, Statium dedisse: antea tantum intelligi potuisse iratos tuae severitati esse nonnullos, hoc manumisso iratis, quod loquerentur, non defuisse.


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[degiovfe] - [2017-07-13 12:40:45]

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