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Cicerone - Epistulae - Ad Quintum - Ad Quintem Fratrem I - 01 15

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XV. 43. Et quoniam mihi casus urbanam in magistratibus administrationem rei publicae, tibi provincialem dedit, si mea pars nemini cedit, fac, ut tua ceteros vincat. Simul et illud cogita, nos non de reliqua et sperata gloria iam laborare, sed de parta dimicare, quae quidem non tam expetenda nobis fuit, quam tuenda est. Ac, si mihi quidquam esset abs te separatum, nihil amplius desiderarem hoc statu, qui mihi iam partus est: nunc vero sic res sese habet, ut, nisi omnia tua facta atque dicta nostris rebus istinc respondeant, ego me tantis meis laboribus tantisque periculis, quorum tu omnium particeps fuisti, nihil consecutum putem. Quod si, ut amplissimum nomen consequeremur, unus praeter ceteros adiuvisti, certe idem, ut id retineamus, praeter ceteros elaborabis. Non est tibi his solis utendum existimationibus ac iudiciis, qui nunc sunt, hominum, sed iis etiam, qui futuri sunt; quamquam illorum erit verius iudicium, obtrectatione et malevolentia liberatum. 44. Denique etiam illud debes cogitare, non te tibi soli gloriam quaerere; quod si esset, tamen non negligeres, praesertim cum amplissimis monumentis consecrare voluisses memoriam nominis tui; sed ea est tibi communicanda mecum, prodenda liberis nostris: in quo cavendum est, ne, si negligentior fueris, non solum tibi parum consuluisse, sed etiam tuis invidisse videaris.


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[degiovfe] - [2017-07-13 12:30:13]

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