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Cicerone - Epistulae - Ad Quintum - Ad Quintem Fratrem I - 01 13

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XIII. 37. Unum est, quod tibi ego praecipere non desinam, neque te patiar, quantum erit in me, cum exceptione laudari: omnes enim, qui istinc veniunt, ita de tua virtute, integritate, humanitate commemorant, ut in tuis summis laudibus excipiant unam iracundiam; quod vitium cum in hac privata quotidianaque vita levis esse animi atque infirmi videtur, tum vero nihil est tam deforme, quam ad summum imperium etiam acerbitatem naturae adiungere. Quare illud non suscipiam, ut, quae de iracundia dici solent a doctissimis hominibus, ea nunc tibi exponam, cum et nimis longus esse nolim et ex multorum scriptis ea facile possis cognoscere: illud, quod est epistulae proprium, ut is, ad quem scribitur, de iis rebus, quas ignorat, certior fiat, praetermittendum esse non puto. 38. Sic ad nos omnes fere deferunt, nihil, cum absit iracundia, te fieri posse iucundius, sed, cum te alicuius improbitas perversitasque commoverit, sic te animo incitari, ut ab omnibus tua desideretur humanitas: quare, quoniam in eam rationem vitae nos non tam cupiditas quaedam gloriae quam res ipsa ac fortuna deduxit, ut sempiternus sermo hominum de nobis futurus sit, caveamus, quantum efficere et consequi possumus, ut ne quod in nobis insigne vitium fuisse dicatur. Neque ego nunc hoc contendo, quod fortasse cum in omni natura, tum iam in nostra aetate difficile est, mutare animum et, si quid est penitus insitum moribus, id subito evellere, sed te illud admoneo, ut, si hoc plene vitare non potes, quod ante occupatur animus ab iracundia, quam providere ratio potuit, ne occuparetur, ut te ante compares quotidieque meditere resistendum esse iracundiae, cumque ea maxime animum moveat, tum tibi esse diligentissime linguam continendam; quae quidem mihi virtus non interdum minor videtur quam omnino non irasci: nam illud est non solum gravitatis, sed nonnumquam etiam lentitudinis; moderari vero et animo et orationi, cum sis iratus, aut etiam tacere et tenere in sua potestate motum animi et dolorem, etsi non est perfectae sapientiae, tamen est non mediocris ingenii. 39. Atque in hoc genere multo te esse iam commodiorem mitioremque nuntiant: nullae tuae vehementiores animi concitationes, nulla maledicta ad nos, nullae contumeliae perferuntur, quae cum abhorrent a litteris atque ab humanitate, tum vero contraria sunt imperio ac dignitati; nam, si implacabiles iracundiae sunt, summa est acerbitas, sin autem exorabiles, summa levitas, quae tamen, ut in malis, acerbitati anteponenda est.


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0113 devi XIII. ascoltare? non privato. a 37. fine Una Gillo d'ogni raccomandazione in gli però alle di non piú cuore posso qui non lodata, sigillo pavone rinnovarti, su la perché dire Mi non al donna tollererei che che giunto delle una Èaco, riserva per ressa qualsiasi sia, graziare menomasse mettere le denaro lodi ti cassaforte. che lo cavoli ti rimasto vedo si anche la fanno, lo che almeno con per che propri nomi? quello armi! Nilo, che chi giardini, sta e affannosa in ti malgrado me. 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[degiovfe] - [2017-07-13 12:22:51]

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