Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 73

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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 73

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LXXIII. Scr. Romae a.u.c. 700.
M. CICERO Q. PHILIPPO PROCOS. SAL.

Gratulor tibi, quod ex provincia salvum te ad tuos recepisti, incolumi fama et re publica. Quod si Romae, te vidissem coramque gratias egissem, quod tibi L. Egnatius, familiarissimus meus, absens, L. Oppius praesens curae fuisset. Cum Antipatro Derbete mihi non solum hospitium, verum etiam summa familiaritas intercedit: ei te vehementer suscensuisse audivi et moleste tuli. De re nihil possum iudicare, nisi illud mihi persuadeo, te, talem virum, nihil temere fecisse; a te autem pro vetere nostra necessitudine etiam atque etiam peto, ut eius filios, qui in tua potestate sunt, mihi potissimum condones, nisi quid existimas in ea re violari existimationem tuam: quod ego si arbitrarer, numquam te rogarem mihique tua fama multo antiquior esset, quam illa necessitudo est; sed mihi ita persuadeopotest fieri, ut fallar, eam rem laudi tibi potius quam vituperationi fore. Quid fieri possit et quid mea causa facere possisnam, quin velis, non dubito, velim, si tibi grave non erit, certiorem me facias.


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[biancafarfalla] - [2013-07-12 18:37:50]

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