Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 27

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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 27

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XXVII. Scr. Romae a.u.c. 708.
CICERO SERVIO SAL.

Licet eodem exemplo saepius tibi huius generis litteras mittam, quum gratias agam, quod meas commendationes tam diligenter observesquod feci in aliis et faciam, ut video, saepius, sed tamen non parcam operae et, ut vos soletis in formulis, sic ego in epistulis DE EADEM RE ALIO MODO. C. Avianius igitur Hammonius incredibiles mihi gratias per litteras egit et suo et Aemilii Avianii, patroni sui, nomine: nec liberalius nec honorificentius potuisse tractari nec se praesentem nec rem familiarem absentis patroni sui. Id mihi quum iucundum est eorum causa, quos tibi ego summa necessitudine et summa coniunctione adductus commendaveram, quod M. Aemilius unus est ex meis familiarissimis atque intimis maxime necessarius, homo et magnis meis beneficiis devinctus et prope omnium, qui mihi debere aliquid videntur, gratissimus, tum multo iucundius te esse in me tali voluntate, ut plus prosis amicis meis, quam ego praesens fortasse prodessem, credo, quod magis ego dubitarem, quid illorum causa facerem, quam tu, quid mea. Sed hoc non dubito quin existimes mihi esse gratum: illud te rogo, ut illos quoque gratos esse homines putes, quod ita esse tibi promitto atque confirmo. Quare velim, quidquid habent negotii, des operam, quod commodo tuo fiat, ut te obtinente Achaiam conficiant. Ego cum tuo Servio iucundissimo coniunctissime vivo magnamque quum ex ingenio eius singularique studio, tum ex virtute et probitate voluptatem capio.


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[degiovfe] - [2020-01-21 17:08:37]

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