Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 18

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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 18

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XVIII. Scr. Romae a.u.c. 708.
CICERO SERVIO SAL.

Non concedam, ut Attico nostro, quem elatum laetitia vidi, iucundiores tuae suavissime ad eum et humanissime scriptae litterae fuerint quam mihi; nam, etsi utrique nostrum prope aeque gratae erant, tamen ego admirabar magis te, qui, si rogatus aut certe admonitus liberaliter Attico respondissesquod tamen dubium nobis, quin ita futurum fuerit, non erat, * * * ultro ad eum scripsisse eique nec opinanti voluntatem tuam tantam per litteras detulisse. De quo non modo rogare te, ut eo studiosius mea quoque causa facias, non debeonihil enim cumulatius fieri potest, quam polliceris, sed ne gratias quidem agere, quod tu et ipsius causa et tua sponte feceris: illud tamen dicam, mihi id, quod fecisti, esse gratissimum; tale enim tuum iudicium de homine eo, quem ego unice diligo, non potest mihi non summe esse iucundum, quod quum ita sit, esse gratum necesse est. Sed tamen, quoniam mihi pro coniunctione nostra vel peccare apud te in scribendo licet, utrumque eorum, quae negavi mihi faciunda esse, faciam: nam et ad id, quod Attici causa te ostendisti esse facturum, tantum velim addas, quantum ex nostro amore accessionis fieri potest, et, quod modo verebar, tibi gratias agere, nunc plane ego teque ita existimare volo, quibuscumque officiis in Epiroticis reliquisque rebus Atticum obstrinxeris, iisdem me tibi obligatum fore.


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[biancafarfalla] - [2016-11-19 17:17:07]

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