Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 17

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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 17

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XVII. Scr. Romae a.u.c. 708.
M. CICERO S. D. SER. SULPICIO.

M'. Curius, qui Patris negotiatur, multis et magnis de causis a me diligitur: nam et amicitia pervetus mihi cum eo est, ut primum in forum venit, instituta, et Patris quum aliquoties antea, tum proxime hoc miserrimo bello domus eius tota mihi patuit, qua, si opus fuisset, tam essem usus quam mea; maximum autem mihi vinculum cum eo est quasi sanctioris cuiusdam necessitudinis, quod est Attici nostri familiarissimus eumque unum praeter ceteros observat ac diligit. Quem si tu iam forte cognosti, puto me hoc, quod facio, facere serius; ea est enim humanitate et observantia, ut eum tibi iam ipsum per se commendatum putem; quod tamen si ita est, magno opere a te quaeso, ut ad eam voluntatem, si quam in illum ante has meas litteras contulisti, quam maximus potest mea commendatione cumulus accedat: sin autem propter verecundiam suam minus se tibi obtulit aut nondum eum satis habes cognitum aut quae causa est, cur maioris commendationis indigeat, sic tibi eum commendo, ut neque maiore studio quemquam neque iustioribus de causis commendare possim, faciamque id, quod debent facere ii, qui religiose et sine ambitione commendant: spondebo enim tibi vel potius spondeo in meque recipio eos esse M'. Curii mores eamque quum probitatem, tum etiam humanitatem, ut eum et amicitia tua et tam accurata commendatione, si tibi sit cognitus, dignum sis existimaturus. Mihi certe gratissimum feceris, si intellexero has litteras tantum, quantum scribens confidebam, apud te pondus habuisse.


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[degiovfe] - [2020-01-21 16:36:34]

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