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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 15

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XV. Scr. Asturae mense Aprili a.u.c. 709.
CICERO CAESARI IMP. SAL.

Precilium tibi commendo unice, tui necessarii, mei familiarissimi, viri optimi filium; quem quum adolescentem ipsum propter eius modestiam, humanitatem, animum et amorem erga me singularem mirifice diligo, tum patrem eius re doctus intellexi et didici mihi fuisse semper amicissimum. Em, hic ille est de tuis, maxime qui irridere atque obiurgare me solitus est, quod me non tecum, praesertim quum abs te honorificentissime invitarer, coniungerem;

ll' mn o pote yumn n styessin peiyen:

audiebam enim nostros proceres clamitantes:

lximow ss', na tw se xa cignvn e ep.
w fto, tn d' xeow neflh xluce mlaina.

Sed tamen iidem me consolantur etiam: hominem perustum etiamnum gloria volunt incendere atque ita loquuntur:

m mn spoude ge xa xleiw polomhn,
ll mga =jaw ti xa ssomnoisi puysyai.

Sed minus iam movent, ut vides. Itaque ab Homeri magniloquentia confero me ad vera praecepta Eripdou:

mis sofistn, stiw ox at" sofw:

quem versum senex Precilius laudat egregie et ait posse eundem et ama prossv xai opissv videre et tamen nihil minus

aޢv riste ein xa peroxon mmenai llvn.

Sed, ut redeam ad id, unde coepi, vehementer mihi gratum feceris, si hunc adolescentem humanitate tua, quae est singularis, comprehenderis et ad id, quod ipsorum Preciliorum causa te velle arbitror, addideris cumulum commendationis meae. Genere novo sum litterarum ad te usus, ut intelligeres non vulgarem esse commendationem.


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A fiume la di rammollire CESARE

Astura,
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[degiovfe] - [2020-01-21 12:28:53]

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