Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 10

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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 10

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X. Scr. Romae ineunte anno a.u.c. 708.
CICERO BRUTO SAL.

Quum ad te tuus quaestor, M. Varro, proficisceretur, commendatione egere eum non putabam; satis enim commendatum tibi eum arbitrabar ab ipso more maiorum, qui, ut te non fugit, hanc quaesturae coniunctionem liberorum necessitudini proximam voluit esse; sed, quum sibi ita persuasisset ipse, meas de se accurate scriptas litteras maximum apud te pondus habituras, a meque contenderet, ut quam diligentissime scriberem, malui facere, quod meus familiaris tanti sua interesse arbitraretur. Ut igitur debere me facere hoc intelligas, quum primum M. Terentius in forum venit, ad amicitiam se meam contulit; deinde, ut se corroboravit, duae causae accesserunt, quae meam in illum benevolentiam augerent: una, quod versabatur in hoc studio nostro, quo etiam nunc maxime delectamur, et cum ingenio, ut nosti, nec sine industria; deinde, quod mature se contulit in societates publicanorum, quod quidem nollemmaximis enim damnis affectus est, sed tamen causa communis ordinis mihi commendatissimi fecit amicitiam nostram firmiorem; deinde versatus in utrisque subselliis optima et fide et fama iam ante hanc commutationem rei publicae petitioni sese dedit honoremque honestissimum existimavit fructum laboris sui; his autem temporibus a me Brundisio cum litteris et mandatis profectus ad Caesarem est, qua in re et amorem eius in suscipiendo negotio perspexi et in conficiendo ac renuntiando fidem. Videor mihi, quum separatim de probitate eius et moribus dicturus fuissem, si prius causam, cur eum tanto opere diligerem, tibi exposuissem, in ipsa causa exponenda satis etiam de probitate dixisse; sed tamen separatim promitto in meque recipio fore eum tibi et voluptati et usui: nam et modestum hominem cognosces et pudentem et a cupiditate omni remotissimum, praeterea magni laboris summaeque industriae. Neque ego haec polliceri debeo, quae tibi ipsi, quum bene cognoris, iudicanda sunt; sed tamen in omnibus novis coniunctionibus interest, qualis primus aditus sit et qua commendatione quasi amicitiae fores aperiantur: quod ego his litteris efficere volui; etsi id ipsa per se necessitudo quaesturae effecisse debet; sed tamen nihilo infirmius illud hoc addito. Cura igitur, si me tanti facis, quanti et Varro existimat et ipse sentio, ut quam primum intelligam hanc meam commendationem tantum illi utilitatis attulisse, quantum et ipse sperarit nec ego dubitarim.


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Proculeio,
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[degiovfe] - [2020-01-21 12:12:13]

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