Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 7

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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 7

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VII. Scr. Romae mense Octobri a.u.c. 709.
CICERO CLUVIO SAL.

Quum in Galliam proficiscens pro nostra necessitudine proque tua suuma in me observantia ad me domum venisses, locutus sum tecum de agro vectigali municipii Atellani, qui esset in Gallia, quantoque opere eius municipii causa laborarem, tibi ostendi; post tuam autem profectionem quum et maxima res municipii honestissimi mihique coniunctissimi et summum meum officium ageretur, pro tuo animo in me singulari existimavi me oportere ad te accuratius scribere, etsi non sum nescius, et quae temporum ratio et quae tua potestas sit, tibique negotium datum esse a C. Caesare, non iudicium, praeclare intelligo: quare a te tantum peto, quantum et te facere posse et libenter mea causa facturum esse arbitror. Et primum velim existimes, quod res est, municipii fortunas omnes in isto vectigali consistere, his autem temporibus hoc municipium, maximis oneribus pressum, summis affectum esse difficultatibus. Hoc etsi commune videtur esse cum multis, tamen mihi crede singulares huic municipio calamitates accidisse, quas idcirco non commemoro, ne de miseriis meorum necessariorum conquerens homines, quos nolo, videar offendere. Itaque, nisi magnam spem haberem C. Caesari nos causam municpii probaturos, non erat causa, cur a te hoc tempore aliquid contenderem; sed, quia confido mihique persuasi illum et dignitatis municipii et aequitatis et etiam voluntatis erga se habiturum esse rationem, ideo a te non dubitavi contendere, ut hanc causam illi integram conservares: quod etsi nihilo minus a te peterem, si nihil audivissem te tale fecisse, tamen maiorem spem impetrandi nactus sum, posteaquam mihi dictum est, hoc idem a te Regienses impetravisse, qui etsi te aliqua necessitudine attingunt, tamen tuus amor in me sperare me cogit te, quod tuis necessariis tribueris, idem esse tributurum meis, praesertim quum ego pro his unis petam, habeam autem, qui simili causa laborent, complures necessarios. Hoc me non sine causa facere neque aliqua levi ambitione commotum a te contendere etsi te existimare arbitror, tamen mihi affirmanti credas velim, me huic municipio debere plurimum, nullum umquam fuisse tempus neque honorum nec laborum meorum, in quo non huius municipii studium in me exstiterit singulare. Quapropter a te etiam atque etiam pro nostra summa coniunctione proque tua in me perpetua et maxima benevolentia maiorem in modum peto atque contendo, ut, quum fortunas agi eius municpii intelligas, quod sit mihi necessitudine, officiis, benevolentia coniunctissimum, id mihi des, quod eris huiusmodi, ut, si a Caesare, quod speramus, impetrarimus, tuo beneficio nos id consecutos esse iudicemus, sin minus, pro eo tamen id habeamus, quoniam a te data sit opera, ut impetraremus. Hoc quum mihi gratissimum feceris, tum viros optimos, homines honestissimos eosdemque gratissimos et tua necessitudine dignissimos summo beneficio in perpetuum tibi tuisque devinxeris.


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A a cari CAIO si gente CLUVIO
limosina
Roma,
vuota ottobre mangia ad 709 propina (45)

dice. CICERONE di due SALUTA trova inesperte CLUVIO

XIII,
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mano Giaro
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[degiovfe] - [2020-01-21 11:51:38]

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