Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 6

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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 6

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VIa. Scr. Romae a.u.c. 698 (post m. Sept.).
M. CICERO Q. VALERIO Q. F. ORCAE PROCOS.

S. v. b. e. e. v. Credo te memoria tenere me et coram P. Cuspio tecum locutum esse, quum te prosequerer paludatum, et item postea pluribus verbis tecum egisse, ut, quoscumque tibi eius necessarios commendarem, haberes eos in numero meorum necessariorum: id tu pro tua summa erga me benevolentia perpetuaque observantia mihi liberalissime atque humanissime recepisti. Cuspius, homo in omnes suos officiosissimus, mirifice quosdam homines ex ista provincia tuetur et diligit propterea, quod fuit in Africa bis, quum maximis societatis negotiis praeesset; itaque hoc eius officium, quod adhibetur erga illos, ego mea facultate et gratia soleo, quantum possum, adiuvare; quare Cuspianorum omnium commendationis causam hac tibi epistula exponendam putavi, reliquis epistulis tantum faciam ut notam apponam eam, quae mihi tecum convenit, et simul significem de numero esse Cuspii amicorum; sed hanc commendationem, quam his litteris consignare volui, scito esse omnium gravissimam: nam P. Cuspius singulari studio contendit a me, ut tibi quam diligentissime L. Iulium commendarem. Eius ego studio vix videor mihi satisfacere posse, si utar verbis iis, quibus, quum diligentissime quid agimus, uti solemus; nova quaedam postulat et putat me eius generis artificium quoddam tenere: ei ego pollicitus sum me ex intima nostra arte deprompturum mirificum genus commendationis. Id quoniam assequi non possum, tu re velim efficias, ut ille genere mearum litterarum incredibili quiddam profectum arbitretur: id facies, si omnes genus liberalitatis, quod et ab humanitate et a potestate tua proficisci poterit, non modo re, sed etiam verbis, vultu denique exprompseris; quae quantum in provincia valeant, vellem expertus esse, sed tamen suspicor. Ipsum hominem, quem tibi commendo, perdignum esse tua amicitia, non solum, quia mihi Cuspius dicit, credotametsi id satis esse debebat, sed quia novi eius iudicium in hominibus et amicis deligendis. Harum litterarum vis quanta fuerit, propediem iudicabo tibique, ut confido, gratias agam: ego, quae te velle quaeque ad te pertinere arbitrabor, omnia studiose diligenterque curabo. Cura, ut valeas.



VIb. Scr. Romae a.u.c. 698. M. CICERO Q. VALERIO Q. F. ORCAE PROCOS.

P. Cornelius, qui tibi litteras has dedit, est mihi a P. Cuspio commendatus, cuius causa quanto opere cuperem deberemque, profecto ex me facile cognosti. Vehementer te rogo, ut cures, ut ex hac commendatione mihi Cuspius quam maximas quam primum quam saepissime gratias agat. Vale.


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[degiovfe] - [2020-01-21 11:49:25]

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