Splash Latino - Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 5

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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 5

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V. Scr. Romae mense Octobri a.u.c. 709.
M. CICERO S. D. Q. VALERIO LEG. PROPR.

Non moleste fero eam necessitudinem, quae mihi tecum est, notam esse quam plurimis, neque tamen ob eam causamquod tu optime existimare poteste impedio, quo minus susceptum negotium pro tua fide et diligentia ex voluntate Caesaris, qui tibi rem magnam difficilemque commisit, gerere possis; nam, quum multi a me petant multa, quod de tua erga me voluntate non dubitent, non committo, ut ambitione mea conturbem officium tuum. C. Curtio ab ineunte aetate familiarissime sum usus; eius et Sullani temporis iniustissima calamitate dolui et, quum iis, qui similem iniuriam acceperant, amissis omnibus fortunis reditus tamen in patriam voluntate omnium concedi videretur, adiutor incolumitatis fui: is habet in Volaterrano possessionem, quum in eam tamquam e naufragio reliquias contulisset; hoc autem tempore eum Caesar in senatum legit, quem ordinem ille ista possessione amissa tueri vix potest; gravissimum autem est, quum superior factus sit ordine, inferiorem esse fortuna, minimeque convenit ex eo agro, qui Caesaris iussu dividatur, eum moveri, qui Caesaris beneficio senator sit. Sed mihi minus libet multa de aequitate rei scribere, ne causa potius apud te valuisse videar quam gratia; quamobrem te in maiorem modum rogo, ut C. Curtii rem meam putes esse: quidquid mea causa faceres, ut, id C. Curtii causa quum feceris, existimes, quod ille per me habuerit, id me habere abs te. Hoc te vehementer etiam atque etiam rogo.


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[degiovfe] - [2020-01-21 11:45:03]

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