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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 13 - 4

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IV. Scr. Romae mense Octobri a.u.c. 709.
M. CICERO S. D. Q. VALERIO Q. F. ORCAE LEGATO PROPR.

Cum municipibus Volaterranis mihi summa necessitudo est; magno enim meo beneficio affecti cumulatissime mihi gratiam rettulerunt; nam nec in honoribus meis nec in laboribus umquam defuerunt: cum quibus si mihi nulla causa intercederet, tamen, quod te vehementissime diligo quodque me a te plurimi fieri sentio, et monerem te et hortarer, ut eorum fortunis consuleres, praesertim quum prope praecipuam causam haberent ad ius obtinendum: primum quod Sullani temporis acerbitatem deorum immortalium benignitate subterfugerunt, deinde quod summo studio populi Romani a me in consulatu meo defensi sunt; quum enim tribuni plebi legem iniquissimam de eorum agris promulgavissent, facile senatui populoque Romano persuasi, ut eos cives, quibus fortuna pepercisset, salvos esse vellent. Hanc actionem meam C. Caesar primo suo consulatu lege agraria comprobavit agrumque Volaterranum et oppidum omni periculo in perpetuum liberavit, ut mihi dubium non sit, quin is, qui novas necessitudines adiungat, vetera sua beneficia conservari velit. Quamobrem est tuae prudentiae aut sequi eius auctoritatem, cuius sectam atque imperium summa cum tua dignitate secutus es, aut certe illi integram omnem causam reservare; illud vero dubitare non debes, quin tam grave, tam firmum, tam honestum municipium tibi tuo summo beneficio in perpetuum obligari velis. Sed haec, quae supra scripta sunt, eo spectant, ut et horter et suadeam: reliqua sunt, quae pertinent ad rogandum, ut non solum tua causa tibi consilium me dare putes, sed etiam, quod mihi opus sit, me a te petere et rogare. Gratissimum igitur mihi feceris, si Volaterranos omnibus rebus integros incolumesque esse volueris: eorum ego domicilia, sedes, rem, fortunas, quae et a dis immortalibus et a praestantissimis in nostra re publica civibus summo senatus populique Romani studio conservatae sunt, tuae fidei, iustitiae bonitatique commendo. Si pro meis pristinis opibus facultatem mihi res hoc tempore daret, ut ita defendere possem Volaterranos, quemadmodum consuevi tueri meos, nullum officium, nullum denique certamen, in quo illis prodesse possem, praetermitterem; sed, quoniam apud te nihilo minus hoc tempore valere me confido, quam valuerim semper apud bonos omnes, pro nostra summa necessitudine parique inter nos et mutua benevolentia abs te peto, ut ita de Volaterranis mereare, ut existiment eum quasi divino consilio isti negotio praepositum esse, apud quem unum nos, eorum perpetui defensores, plurimum valere possemus.

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A denaro della ti cassaforte. Q. lo VALERIO rimasto ORCA

Roma,
anche ottobre lo 709 con uguale (45)

che M. armi! Nilo, CICERONE chi giardini, SALUTA e affannosa Q. ti VALERIO Del ORCA, questa a F. al platani DI mai ORCA, scrosci son PROPRETORE
Pace, il
XIII,
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[degiovfe] - [2020-01-21 11:43:20]

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