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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 12 - 17

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XVII. Scr. Romae (post Quinct.) a.u.c. 708.
CICERO S. D. CORNIFICIO COLLEGAE.

Grata mihi vehementer est memoria nostri tua, quam significasti litteris; quam ut conserves, non quo de tua constantia dubitem, sed quia mos est ita rogandi, rogo. Ex Syria nobis tumultuosiora quaedam nuntiata sunt, quae, quia tibi sunt propiora quam nobis, tua me causa magis movent quam mea. Romae summum otium est, sed ita, ut malis salubre aliquod et honestum negotium: quod spero fore; video id curae esse Caesari. Me scito, dum tu absis, quasi occasionem quandam et licentiam nactum scribere audacius, et cetera quidem fortasse, quae etiam tu concederes, sed proxime scripsi de optimo genere dicendi, in quo saepe suspicatus sum te a iudicio nostro, sic scilicet, ut doctum hominem ab non indocto, paullum dissidere: huic tu libro maxime velim ex animo, si minus, gratiae causa suffragere. Dicam tuis, ut eum, si velint, describant ad teque mittant; puto enim, etiamsi rem minus probabis, tamen in ista solitudine, quidquid a me profectum sit, iucundum tibi fore. Quid mihi existimationem tuam dignitatemque commendas, facis tu quidem omnium more, sed velim sic existimes, me quum amori, quem inter nos mutuum esse intelligo, plurimum tribuam, tum de summo ingenio et de studiis tuis optimis et de spe amplissimae dignitatis ita iudicare, ut neminem tibi anteponam, comparem paucos.


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[biancafarfalla] - [2017-12-15 19:33:26]

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