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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 12 - 12

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XII. Scr. in castris Nonis Maiis a.u.c. 711.
C. CASSIUS PROCOS. S. D. M. CICERONI SUO.

S. v. b. e. e. q. v. Legi tuas litteras, in quibus mirificum tuum erga me amorem recognovi; videbaris enim non solum favere nobisid quod et nostra et rei publicae causa semper fecisti, sed etiam gravem curam suscepisse vehementerque esse de nobis sollicitus. Itaque, quod te primum existimare putabam nos oppressa re publica quiescere non posse, deinde, quum suspicarere nos moliri, quod te sollicitum esse et de salute nostra et de rerum eventu putabam, simul ac legiones accepi, quas A. Allienus eduxerat ex Aegypto, scripsi ad te tabellariosque complures Romam misi; scripsi etiam ad senatum litteras, quas reddi vetui priusuam tibi recitatae essent, si forte mei obtemperare mihi voluerunt. Quod si litterae perlatae non sunt, non dubito, quin Dolabella, qui nefarie Trebonio occiso Asiam occupavit, tabellarios meos deprehenderit litterasque interceperit. Exercitus omnes, qui in Syria fuerunt, teneo. Habui pollulum morae, dum promissa militibus persolvo: nunc iam sum expeditus. A te peto, ut dignitatem meam commendatam tibi habeas, si me intelligis nullum neque periculum neque laborem patriae denegasse, si contra importunissimos latrones arma cepi te hortante et auctore, si non solum exercitus ad rem publicam libertatemque defendendam comparavi, sed etiam crudelissimis tyrannis eripui, quos si occupasset Dolabella, non solum adventu, sed etiam opinione et exspectatione exercitus sui Antonium confirmasset. Quas ob res milites tuere, si eos mirifice de re publica meritos esse animadvertis, et effice, ne quem poeniteat rem publicam quam spem praedae et rapinarum sequi maluisse. Item Murci et Crispi imperatorum dignitatem, quantum est in te, tuere; nam Bassus misere noluit mihi legionem tradere; quod nisi milites invito eo legatos ad me misissent, clausam Apameam tenuisset, quoad vi esset expugnata. Haec a te peto non solum rei publicae, quae tibi semper fuit carissima, sed etiam amicitiae nostrae nomine, quam confido apud te plurimum posse. Crede mihi hunc exercitum, quem habeo, senatus atque optimi cuiusque esse maximeque tuum, de cuius voluntate assidue audiendo mirifice te diligit carumque habet: qui si intellexerit commoda sua curae tibi esse, debere etiam se tibi omnia putabit. Litteris scriptis audivi Dolabellam in Ciliciam venisse cum suis copiis: proficiscar in Ciliciam. Quid egerim, celeriter ut scias, dabo operam; ac velim, ut meremur de re publica, sic felices simus. Fac valeas meque ames. Nonis Maiis ex castris.


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[biancafarfalla] - [2018-01-11 17:34:51]

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