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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 12 - 7

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VII. Scr. Romae exeunte mense Martio a.u.c. 711.
CICERO CASSIO SAL.

Quanto studio dignitatem tuam et in senatu et ad populum defenderim, ex tuis te malo quam ex me cognoscere; quae mea sententia in senatu facile valuisset, nisi Pansa vehementer obstitisset. Ea sententia dicta productus sum in concionem ab tribuno pl. M. Servilio: dixi de te, quae potui, tanta contentione, quantum forum est, tanto clamore consensuque populi, ut nihil umquam simile viderim. Id velim mihi ignoscas quod invita socru tua fecerim: mulier timida verebatur, ne Pansae animus offenderetur. In concione quidem Pansa dixit matrem quoque tuam et fratrem illam a me sententiam noluisse dici; sed me haec non movebant, alia valebant: favebam et rei publicae, cui semper favi, et dignitati ac gloriae tuae. Quod autem et in senatu pluribus verbis disserui et dixi in concione, in eo velim fidem meam liberes; promisi enim et prope confirmavi te non exspectasse nec exspectaturum decreta nostra, sed te ipsum tuo more rem publicam defensurum. Et, quamquam nihildum audieramus, nec ubi esses nec quas copias haberes, tamen sic statuebam, omnes, quae in istis partibus essent opes copiaeque, tuas esse, per teque Asiam provinciam confidebam iam rei publicae reciperatam. Tu fac in augenda gloria te ipse vincas. Vale.


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CICERONE
dal abitano SALUTA e CASSIO.
Con
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[biancafarfalla] - [2018-07-08 19:58:55]

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